LA PAROLA ALLE DONNE

 

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INTRODUZIONE ALLE INTERVISTE

TRACCIA PER L'INTERVISTA

                                                  

 

 

LE INTERVISTE

ANTONIETTA- 25 anni

MARIA GRAZIA- 27 anni

GIOVANNA- 42 anni

GIUSEPPINA - 43 anni

GRAZIA - 45  anni

CARMELA -66 anni

DOMENICA -67 anni

VENERANDA -72 anni

CONCETTA -73 anni

ASSUNTA -76 anni     

ANTONIA -82 anni

 

 

 

 

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TRACCIA PER L'INTERVISTA SULLA CONDIZIONE FEMMINILE

 

 

Dati di carattere generale

Quanti anni ha?

Dove è nata?

Da quanti anni abita a Nicolosi?

Qual è il suo titolo di studio?

 

Famiglia d’origine

Quale lavoro svolgevano i suoi genitori?

Quanti eravate in famiglia?(n. sorelle e n. fratelli, altri componenti eventuali)

Padre: Suo padre che tipo era? Era severo o affettuoso con i figli? E con la moglie? Dava ai figli una certa autonomia oppure li controllava molto? Faceva delle differenze tra maschi e femmine? Nei confronti di sua madre come si comportava? Si consultava con lei per ogni decisione oppure decideva sempre da solo ? La aiutava a casa? La aiutava nell’accudire ai figli? La controllava economicamente? Le permetteva di uscire quando e con chi voleva?

Madre: Sua madre che tipo era? Si affidava al marito per le decisioni più importanti ? Decideva spesso da sola e cercava anzi di convincere il marito a fare quello che lei riteneva giusto? Era severa o spesso cercava di proteggere i figli anche quando avevano sbagliato?

Fratelli e sorelle: Che rapporto aveva con i suoi fratelli e le sue sorelle? I fratelli la controllavano? Cercavano di proteggerla oppure volevano che se la cavasse da sola?

Rapporti extrafamiliari: Aveva possibilità di frequentare altre donne? Quali? In quali occasioni era possibile? Aveva possibilità di frequentare i ragazzi? In quali occasioni era possibile?

Fidanzamento: Per lei era importante sposarsi? In che modo ha conosciuto suo marito? Come avveniva in genere il fidanzamento? Quando e come lo vedeva durante il fidanzamento? Quanto è durato il fidanzamento? Aveva preparato una dote per il suo matrimonio?

Matrimonio: Come e dove ha festeggiato il suo matrimonio? Ha fatto il viaggio di nozze?

 

Famiglia attuale

Marito: Suo marito è stato un tipo autoritario nei confronti dei figli e della moglie? Nell’educazione dei figli ha avuto una parte importante oppure ha lasciato decidere a lei? Le ha lasciato una certa autonomia o l’ha sempre controllata ?

Figli: Lei e suo marito desideravate avere dei figli? Avevate particolari preferenze per maschi o femmine? Perché? Cosa si aspettava in particolare dalle figlie femmine? Ci sono differenze tra il modo con cui è stata educata lei e quello che ha adottato per i suoi figli? Perché?

Rapporti con i congiunti: Si è trovata bene con la famiglia di suo marito? Ha avuto delle divergenze in relazione all’educazione dei figli? I suoi genitori, dopo il matrimonio, l’hanno lasciata libera di decidere autonomamente oppure hanno voluto interferire nella sua vita?

 

Lavoro

Lavoro extradomestico: Che lavoro ha svolto? Perché ha scelto di lavorare fuori casa? Ha scelto questo lavoro oppure no? In che cosa consisteva questo lavoro? Dove si svolgeva? Quali sono le difficoltà maggiori che ha incontrato (salario, pesantezza delle mansioni, lontananza dall’abitazione, ecc.)? Quali le maggiori soddisfazioni che ha avuto dal suo lavoro? C’erano degli uomini che svolgevano lo stesso lavoro? Avevano dei compiti diversi?

Lavoro domestico: Quali lavori domestici svolgeva quando abitava con i suoi genitori? Quali lavori domestici svolgevano gli altri familiari? Nella sua famiglia si occupa lei sola della casa oppure l’aiuta qualcuno (figli, marito)?Quanto tempo dedica al lavoro domestico?

 

Cultura

Istruzione: Per lei era importante andare a scuola? Le piaceva? Ricorda delle attività che la interessavano particolarmente? La sua classe era esclusivamente femminile? Ricorda delle attività o dei compiti che erano riservate solo alle ragazze? (Se non lo ha fatto) Avrebbe voluto proseguire gli studi? Avrebbe voluto frequentare una scuola di diverso tipo?

Tempo libero: Quando era giovane e aveva del tempo libero come lo trascorreva? Quali erano i passatempi preferiti delle ragazze? Le ragazze avevano particolari restrizioni? Quando usciva, con chi usciva e per andare dove? Frequentava la chiesa? In quali occasioni? Da sposata è più libera oppure non ha più tempo per sé?

Emigrazione: Ha avuto esperienze di emigrazione? Dove? Quando è tornata in Sicilia? Perché? Che cosa l’ha colpita maggiormente del luogo in cui si è recata? Quale esperienza vissuta fuori dal paese è stata più significativa? Si sente cambiata dal momento in cui è partita? In che cosa?

 

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INTRODUZIONE ALLE INTERVISTE

Così per conoscere la realtà- donna, in un paese come il nostro, piccolo centro agricolo- pastorale, poi turistico, alle pendici dell’Etna e per comprendere quali connotazioni esso abbia avuto nel nostro secolo, abbiamo utilizzato un mezzo investigativo particolare: l’intervista, per poter cogliere tale realtà

a - nella immediatezza della esposizione (l’intervista richiede risposte immediate e non consente improvvisazioni) ;

b - nell’organigramma strutturale ambientale e temporale;

c - nella sua evoluzione o involuzione sociale con la finalità di comprendere in modo organico l’incidenza di certe situazioni in sede locale.

Solo dopo aver acquisito una reale conoscenza del vicino, del personale, pensiamo si possa accedere alla comprensione di realtà più grandi e poterle, in una fase successiva, raffrontare e valutare.

Il nostro specchio d’indagine ha toccato tutte le fasce d’età: abbiamo avvicinato ottantenni e ventenni, donne semianalfabete e laureate, casalinghe e professioniste (per quanto il tessuto sociale lo consentisse) e, avendo alla base un lavoro di ricerca storica sulle origini e sullo sviluppo di Nicolosi nei secoli, siamo arrivati alle deduzioni che vi proporremo.

Un breve excursus storico vi aiuterà a comprendere meglio le nostre conclusioni. La nascita della comunità nicolosita risale alla metà del XIV sec. e la concentrazione di un nucleo stabile di famiglie attorno al Monastero benedettino di S. Nicola, sulle pendici del vulcano, ci porta a comprendere quali furono subito le attività prevalenti: allevamento, pastorizia e principalmente opere di dissodamento e di coltivazione di viti, olivi e frutta.

Queste per secoli sono state le attività del paese, da cui sono derivate le risorse di vita.

Il piccolo centro, ingranditosi progressivamente, nonostante le eruzioni minacciose dell’Etna e la distruzione di molti terreni già trasformati in fertili campagne coltivate, scoprì una nuova vocazione, quella turistica, a partire dalla seconda metà del ‘700 ed in modo più organizzato nell’800, quando il vulcano incominciò ad essere meta di visita e di studio da parte di scienziati, scrittori e pittori europei da Brydone a Von Riedesel, da Reclus a Goethe, oltre a Spallanzani, Stoppani, De Amicis ...

Nicolosi divenne il centro base per l’attività escursionistica nel versante sud e si vennero lentamente ma progressivamente formando altri "mestieri", altre possibilità occupazionali: guide, ocandieri, fabbri, bottegai, sarti, attività queste che non soppiantarono comunque il latifondismo.

Questa iniziale "industria del forestiero" è divenuta nel nostro secolo "vocazione turistica" che ha parzialmente modificato le tradizionali attività agricole, a vantaggio di attività specifiche quali commercio e turismo su larga scala (con la realizzazione di strutture ricettive, sportive e ricreative).

Lo sviluppo socio-economico di Nicolosi e di tutta la fascia etnea ha prodotto però, nei decenni, due fenomeni contraddittori: da un lato la voglia di sviluppo e di progresso, di ricchezza  di nuovo benessere, dall’altro il bisogno di rimanere ancorati alle proprie origini, alle tradizioni, gli usi e, perché no, a certe "convenzioni sociali".

Ambiguità? No, forse più paura di perdere la connotazione tipica di paese (cosa peraltro avvenuta in altri centri vicini che sono divenuti "dormitori" o "succursali" della grande città, Catania) e, per l’uomo, paura di perdere certe prerogative di comando, retaggio di quel latifondismo chevedeva solo l’uomo impegnato nei lavori della pastorizia e dell’agricoltura.

Questo non significa affatto che la realtà donna sia rimasta immutata, anzi! Esaminiamone gli aspetti:

1 - Scolarità - Nei primi decenni del nostro secolo (cfr. interv. 3 ) una percentuale estremamente bassa di bambine frequentava la scuola elementare con regolarità ed interamente ( escludiamo le figlie delle due o tre famiglie facoltose: queste venivano mandate in collegio, dalle suore a Catania o a S. Giovanni la Punta ) e possiamo dire, infatti, che nella fascia dai 70 anni fino ad ltre gli 80, solo cinque su cento bambine completavano tali studi. Appartenevano, in genere, a quelle famiglie che tentavano di affacciarsi ai nuovi mestieri o erano figlie di pecorai ( cfr. interv.4)

Già si nota un certo cambiamento di corrente nella fascia dei 60- 70 anni. Il numero delle frequentanti saliva a circa il 45% ( eccezion fatta per gli anni della guerra). L’analfabetismo totale scompariva progressivamente: rimanevano discrete fasce di bambine che non completavano la scuola elementare o perché appartenevano a famiglie povere o numerose (cfr. interv.5) o a quelle dove, oltre ai fattori suddetti, c’era la presenza di una figura paterna tanto arretrata da volere la figlia in casa a fare "’a cuasetta" (cfr. interv.2) e di una madre debole e poco propositiva.

C’è da evidenziare, per questa fascia, l’incidenza che ebbero a Nicolosi le suore dell’Orfanotrofio che non accoglievano solo le orfane per insegnare loro un mestiere, ricamatrici, sarte ...ma anche le ragazze povere del paese, insegnando loro i rudimenti della cultura.

Con l’istituzione della Scuola Media Unica, l’obbligo è assolto da circa l’85 % degli interessati e la dispersione riguarda in minor misura le femmine rispetto ai maschi. Poi la scuola medianon basta più e ci si indirizza alle superiori : oggi è ridottissima la percentuale di ragazze chelascia la scuola dopo la licenza media.

2 - Situazione economica e risvolti sociali - Già nel primo dopoguerra ma in modo massiccio attorno agli anni cinquanta, si fa strada la "mania" della villeggiatura estiva nelle zone pedemontane fra le famiglie catanesi. A Nicolosi si costruisce la seconda casa oppure la si affitta.

Nella gente locale nasce l’opportunità - necessità di affittare stanze della propria abitazione ai villeggianti.

Cominciano a cambiare le abitudini dei giovani nicolositi che si lasciano coinvolgere volentieri nelle feste " Ai Pini" e nei balli in piazza. Le ragazze cominciano a volere più libertà, sfidando certe convenzioni sociali.

Cresce il benessere, ma mentre in certe famiglie avviene un adeguamento alle nuove circostanze, in altre la chiusura rimane.

La donna, madre e moglie, continua a svolgere il ruolo di serva - padrona. Perché?

Una componente fissa è risultata proprio questa: la donna, dolce e remissiva, per opportunismo più che per reale paura del marito, ha sempre saputo, in ogni tempo, ottenere ciò chevoleva( cfr. interv. 7,8, 9,2,10) e, progressivamente si è, solo in modo parziale, liberata daquesta spesso comoda duplice veste. Così l’adeguamento alla volontà o alle decisioni del marito solo in pochi casi è da classificarsi come "sottomissione" perché il dato effettivo ci presentala donna "che decide, facendo finta di far decidere".

Oggi le ragazze e le giovani donne cercano, spesso solo a parole, di essere o di sembrare del tutto autonome ed indipendenti, nel lavoro come negli affetti, ma nel cuore delle famiglie nicolosite questa realtà risulta ancora presente.

 

 

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ANTONIETTA-

Ho 25 anni , sono nata a Catania ma risiedo a Nicolosi dalla nascita. Ho conseguito la licenza media ed ho una sorella minore 5 anni di me. Mio padre è muratore, mia madre casalinga. Da piccola non ricordo in casa un clima sereno: questo, molte volte, per motivi economici. Mio padre ha sempre impedito a mia madre di cercarsi un lavoro fuori casa. Tutto doveva essere fatto con il denaro che portava lui e che mia madre doveva amministrare al meglio per le necessità più comuni. Ricordo che quando arrivava la bolletta della luce o quella dell’acqua e peggio ancora quella del telefono ogni volta erano storie. Mia madre quando mio padre gridava, stava sempre zitta. Col passare degli anni la situazione è un po’ cambiata: mia sorella ed io siamo cresciute ma, mentre mio padre sembrava meno prepotente con mia madre, incominciò ad essere molto più severo con me.

Volevo continuare gli studi nonostante non fossi una cima, ma a Nicolosi non c’è la scuola superiore, quindi avrei dovuto frequentare a Catania, a S. Giovanni la Punta o ad Acireale. Impensabile! Prendere l’autobus, conoscere chissà quali persone! Quindi, in casa ad aiutare mia madre. Non potevo uscire neppure con le compagne se non per andare in chiesa. Una volta mio padre mi ha scoperto che parlavo con un ragazzo: è successo il finimondo. Dopo tre mesi di storie abbiamo deciso di seguire una tradizione: "la fuitina". Io avevo 16 anni. Per mia madre è stato un brutto colpo, perché mio padre l’ha ritenuta unica colpevole. Passata la bufera, durata due mesi, mi sono riavvicinata ai miei, e quando ho compiuto 18 anni ci siamo sposati ed allora ho ricevuto la dote. Nel frattempo avevo avuto una bambina. Mio marito è possessivo ed un po’ egoista. Certe restrizioni cui era costretta mia madre le ho provate anch’io e qualche volta credo di avere agito con superficialità perché ero troppo giovane ed impreparata a certe responsabilità. Mi occupo solo della casa e della bambina. Vorrei avere un’occupazione ma mio marito non vuole.

 

MARIA GRAZIA

 

Ho 27 anni, sono nata a Catania ma risiedo dalla nascita a Nicolosi.

Sono fidanzata da dieci anni con un ragazzo che conosco praticamente dalla prima infanzia : abbiamo frequentato insieme l’asilo, la scuola elementare, la media e poi le nostre strade scolastiche si sono divise mentre si è rafforzata l’amicizia, divenendo progressivamente un legamepiù profondo.

Ci sposeremo quando anch’io avrò un’occupazione fissa, forse e me lo auguro, il prossimoanno. La decisione è stata presa di comune accordo, considerate le esigenze del vivere odierno.

Sono laureata ed intendo mettere a frutto la preparazione che ho, in modo consono alle mie attese.

La mia famiglia, monoreddito ( mio padre da pochi mesi è divenuto pensionato, in precedenza è stato dipendente di un’azienda catanese ) ha mantenuto economicamente me, fino alla laurea e mia sorella fino al conseguimento del diploma (perché non ha voluto iscriversi all’Università e poi si è sposata ), grazie soprattutto alle grandi capacità di far quadrare il bilancio, sempre dimostrata da mia madre.

Mio padre, persona molto serena e pacata, ha sempre riposto piena fiducia nella moglie e mia madre con lo stipendio di mio padre e vendendo i prodotti della terra di alcune proprietà, lasciatele da suo padre ( olive, frutta e vino ) ha saputo mantenere alla famiglia un discreto tenore di vita. Non ricordo mai discussioni tra i miei genitori soprattutto in presenza di noi figlie, tranneforse in occasione dei preparativi di matrimonio di mia sorella. Sia mamma che papà avrebbero gradito far visitare, come ancora si usa, la nuova abitazione a parenti ed amici ... ... mia sorella non solo non volle assolutamente, ma ancor meno acconsentì a mostrare, come in esposizione il corredo ricamato.

La mamma tentò, con dolcezza, di convincerla ma fu costretta a rinunciare a questo desiderio.

Personalmente ho potuto gestire le mie uscite pomeridiane, senza controlli, sin dalla scuola media. Certi principi fissi ( quali :TELEFONARE se si ritarda per pranzo e cena, INFORMARE sempre casa sul dove ci si trova ...) sono divenuti regole che seguo ancora scrupolosamente, pur avendo ora massima autonomia.

Sposandomi dovrò cercare di dare il giusto peso ad entrambe le mie aspirazioni : lavoro e famiglia. Stiamo affrontando il matrimonio in modo responsabile e speriamo di poter crescere serenamente anche i due figli che avremmo preventivato ( brutta vero questa espressione!! ).

 

GIOVANNA

 

Ho 42 anni e sono nata a Nicolosi.

Il mio nome di battesimo non è quello della nonna paterna, benchè ciò si usasse, in segno di rispetto nei confronti della famiglia di origine ( prima la paterna, poi la materna ).

Ho conseguito il diploma magistrale.

FAMIGLIA D'ORIGINE

Mio padre era un tipo affettuoso nei confronti nostri, ma con la moglie aveva spesso dei litigi.

Era un uomo che pensava di più al lavoro che alla casa. Solo per le decisioni più importanti si consigliava con mia madre, mentre in altre occasioni la rendeva partecipe del suo operato solo a cose fatte. Spesso, comunque, era lei che convinceva il marito a dare realizzazione ai suoi progetti, con la dolcezza e la "remissione" necessaria per far breccia nel suo cuore, che non era duro.

Mia madre era severa quando eravamo piccoli, ma anche affettuosa; ci curava molto. Quando mio padre non c’era, era difficile ottenere da lei il permesso di uscire ma spesso, dopo insistenze, cedeva, purchè mi accompagnasse mio fratello, di alcuni anni più grande.

FIDANZAMENTO E MATRIMONIO

Ho incontrato la prima volta il mio futuro marito "ai Pini" e da quel giorno ci siamo frequentati ma il fidanzamento ufficiale, con la conoscenza delle reciproche famiglie, il dono del mazzo di fiori e dell'anello, è avvenuto pochi mesi prima del matrimonio. Tutto è stato dunque fatto nel rispetto di certe tradizioni, anche se né io né mio marito ci tenevamo.

Mio marito non è un tipo autoritario e mi lascia libera di frequentare chi voglio; sono stata ben accolta dalla sua famiglia.

Noi desideravamo avere dei figli senza preferenze per il sesso. Abbiamo avuto prima un maschio poi una femmina.

Svolgo un lavoro extradomestico: sono insegnante a Ragalna.

Prima del matrimonio collaboravo in famiglia; ora sono aiutata dai miei figli e da mio marito. Con il matrimonio ho meno tempo libero.

 

GIUSEPPINA

 

Ho 43 anni, sono nata a Lentini, vivo a Nicolosi da 13 anni. Mi sono trasferita nel Giugno dell'85 dopo la nascita della mia prima figlia.

Il mio nome di battesimo non è quello della mia nonna paterna, pur essendoci allora questa usanza. Sono laureata.

FAMIGLIA D'ORIGINE

Lavorava solo mio padre ed eravamo in 4: i genitori più un figlio maschio ed io.

Mio padre era affettuoso e severo, predominava in lui la dolcezza, compartecipava le decisioni alla moglie, aiutava quando la mamma stava male, non controllava la moglie economicamente.

Mia madre è una donna alta, robusta e piacente. Ricordo che con la delicatezza e col sorriso riusciva a convincere mio padre a fare determinate cose. Con noi figli era severa e pretendeva ordine e correttezza.

Manteneva buoni rapporti con la famiglia d'origine propria e del marito.

Il mio matrimonio è nato da un colpo di fulmine: ci siamo incontrati per strada. Il fidanzamento è durato due anni, non avevo preparato personalmente la dote, c'è stata la cerimonia in chiesa a Lentini seguita da un ricevimento; durante il viaggio di nozze, ho avuto modo di visitare le più belle città italiane.

FAMIGLIA ATTUALE

QUADRO DEL MARITO

Mio marito è autoritario quando serve, ma non ho mai ricevuto imposizioni da lui e non mi ha mai impedito di frequentare persone. Sono stata ben accolta dalla famiglia di mio marito, perché c’è stata sin dall'inizio una simpatia reciproca.

LAVORO

Ho svolto il lavoro di insegnante in una scuola a Lentini, e qui avevo ovviamente dei colleghi.

Da quando vivo a Nicolosi, faccio a tempo pieno la casalinga e la mamma. Incontro spesso amici, ho abbastanza tempo per me.

 

 

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GRAZIA

 

-Vuole rispondere alle domande che le proponiamo per avere un quadro della situazione femminile?-

- SI -PARTIAMO DAI DATI DI CARATTERE GENERALE: -Quanti anni ha? - 45

dove è nata ?- a Belpasso

da quanti anni abita a Nicolosi? - 18

in quale occasione si è trasferita a Nicolosi? - per motivi di lavoro.

Il mio nome di battesimo è quello della mia nonna paterna.

Ho frequentato la scuola media. Erano classi esclusivamente femminili e per me era importante andare a scuola.

Entrambi i miei genitori lavoravano perché, avendo molti terreni, li coltivavano e vendevano l'olio.

FAMIGLIA D'ORIGINE

Eravamo 4: padre, madre, un figlio e io.

Padre: Che tipo era ? Era un tipo tranquillo e in lui predominava la dolcezza nei confronti dei figli.

Per ogni decisione si consultava con la moglie, quest'ultima era aiutata da mio padre nei lavori di casa ma non veniva controllata economicamente.

Madre: Mia madre è alta, magra, ha gli occhi neri e la carnagione chiara: Spesso ella riusciva a convincere il marito nel fare determinate cose, soprattutto degli acquisti per noi figli o per la casa.

Mia madre era sempre serena con noi: Manteneva uno stretto rapporto con la famiglia d'origine che cercava di proteggerla.

FIDANZAMENTO

Ho conosciuto mio marito grazie al padre di lui che faceva il commerciante di olio. Il fidanzamento è durato circa 2 anni.

Ho preparato personalmente la dote ed il matrimonio è stato festeggiato a casa di mio marito con un pranzo e con molti invitati, come si usava allora.

QUADRO DEL MARITO

Mio marito non è un tipo autoritario nei miei confronti, un poco più verso mia figlia. Mi ha lasciato molto libera di frequentare chi volevo. Non mi sono ben inserita nella famiglia di mio marito. Io e lui volevamo figli e avremmo preferito un maschio. Ma, non potendone avere, abbiamo ben presto iniziato le pratiche per l’adozione ed abbiamo avuto la bambina ancora piccolissima, di appena due mesi.

Benchè avessi un negozio, ho preferito per un periodo dedicarmi interamente alla bambina. Ora che è più grande, capisco di essere troppo possessiva ed è per questo che spesso ci sono litigi in famiglia. Nella mia famiglia mi occupo solo io dei lavori domestici: non ho molte occasioni di incontrare amici e non ho neanche molto tempo libero: quello che ho lo dedico al coro polifonico con mio marito e mia figlia.

 

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CARMELA

 

Età 66 anni, nata a Nardò ( Lecce ), vivo a Nicolosi da 35 anni, per motivi di lavoro.

Frequenza istituto magistrale, classi femminili.

FAMIGLIA D'ORIGINE

Entrambi i genitori lavoravano, in famiglia eravamo: i genitori, tre figlie femmine, un figlio maschio. Quando era necessaria la severità mio padre la usava, ma era dolcissimo nei confronti dei figli e della moglie.

Le decisioni le prendeva lui ma le compartecipava alla moglie.

Non la controllava e non l'aiutava in casa perché lavorava. Mia madre, donna di media statura, magra e simpatica, riusciva a persuadere il marito quando era necessario.

Cercava di proteggere in ogni occasione i figli. Manteneva i rapporti con la famiglia d'origine. Il mio fidanzamento è avvenuto in occasione di una festa: ci siamo incontrati e ci siamo innamorati. Il fidanzamento è durato 3 anni.

La dote mi è stata preparata dalla mamma e il matrimonio è stato festeggiato in casa.

Non ho fatto il viaggio di nozze. Come era usanza nel luogo di provenienza di mia madre, la dote veniva preparata dalla madre in relazione alle possibilità economiche e non c’era l’abitudine, che ho trovato qua, di esporre la biancheria una settimana prima delle nozze, per farla ammirare a coloro che vengono a vedere la casa dove abiteranno gli sposi.

FAMIGLIA ATTUALE

Mio marito non è un tipo autoritario, non ha esercitato alcun controllo economico ma mi ha impedito di vedere persone non conosciute da entrambi.

Volevamo avere figli: non c'era preferenza tra maschio e femmina. Sia prima che dopo il matrimonio ho lavorato fuori casa come impiegata in ospedale e c'erano uomini con la stessa mansione.

 

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DOMENICA

 

Parla la Sig.ra Domenica che ha 67 anni e risiede dalla nascita a Nicolosi.

Ha frequentato la scuola elementare fino alla quarta.

La mia infanzia non è stata bella, perché ha dovuto fare la mamma quando ero ancora troppo piccola.

Mio padre partì per l’Africa, volontario: allora i tempi erano troppo stretti e non c’era lavoro. Vedendo la situazione della famiglia, eravamo quattro figli, fece la domanda e partì.

Mia madre rimase con noi figli: il più piccolo aveva undici mesi, io dovevo compiere setteanni. La notte, ricordo, mia madre si alzava ed io spesso mi svegliavo. Allattava il bambino diundici mesi e piangeva. Allora io ero piccola ma le dicevo: - Non piangere, mamma - e mi riaddormentavo. Si ammalò seriamente ed ecco che mi trovai a fare la mamma a sette anni.

In casa non c’era il necessario e dovetti imparare subito a fare il pane: la vita era pesante.

Grazie a Dio eravamo volonterosi, soprattutto io ed il mio fratello più grande; quante volte prendendo in braccio il piccolo, ruzzolavamo io e lui, ma sembravamo protetti!

Vicino a casa nostra abitavano delle persone che sapevano cucire bene; ho imparato a cucire, a filare la lana ... mentre mia madre era sempre punto e a capo: anche se aveva una semplice influenza si scoraggiava, era di poco spirito, poveretta!

E la famiglia andava avanti così, mentre mio padre, che nel frattempo si era congedato doveva tornare. Era il 1940 e scoppiò la guerra. Mia madre ogni mattina ci mandava in piazza a vedere se era arrivato il marito: non si rendeva conto di quanto tempo ci voleva per arrivare qui, dall’Africa. Ad un certo punto furono bloccati i passaggi e mio padre rimase lì ed in seguito fu chiamato alle armi.

Dei suoi compagni di classe nessuno ha fatto la guerra, ma lui se lo sono portato lo stesso al fronte; dal dieci giugno del 40 fino al ventun gennaio del 41. Le date sono giuste perché ha scritto, dopo di che non se n’è saputo più nulla.

Mia madre più stava e più la malattia si aggravava: possibilità economiche non ce n’erano, perciò siamo andati da una persona che "dava soldi" . Abbiamo portato l’atto della casa e lui ci ha dato i soldi.

Poi, con la grazia di Dio, ci sono arrivati i soldi del Governo, dicevano Premio Bandiera, io lo ricordo vagamente, comunque ci sono arrivati cento e rotti mila lire ed abbiamo pagato la casa e avevamo come pagare le cure.

Per ultimo chiamammo anche il professor Arena, che era il Direttore dell’Istituto Generale di Catania.

Io ho avuto un’infanzia molto brutta e una gioventù brutta. Ripeto, vicino a casa mia c’erano questi sarti da uomo, io ci andavo e dicevo. " Me li fate fare un paio di pantaloni per i miei fratelli?" .

Loro me li tagliavano e io con la carta facevo il modello, così man mano che crescevano alzavo un poco, allungavo... e col modello ne facevo altri. La vita andava avanti a furia di sacrifici. Mi alzavo di notte, dormivo poco perché c’era da lavorare, anzi non lavorare,sgobbare.

Di divertimenti ne vedevo pochi, ma man mano che sono cresciuta ed ero segnorinella, certo, mi piaceva andare a ballare per carnevale o uscire per le feste, ma non si poteva.

Però posso dire che nei tre anni prima di conoscere mio marito, mi sono divertita un poco.

Allora si usavano le feste da ballo in casa: c’era chi aveva il grammofono o la fisarmonica e si suonavano dischi e si ballava. Io prima non sapevo neanche spingere i piedi, poi mi sono messa di buona volontà e ho imparato, guardando gli altri. Non volevo far brutta figura.

A scuola, a scuola!! Mi spiace che non ho più le pagelle, ma io avevo " lodevole", ero sempre al primo o al secondo posto, ma mia madre la quinta non me l’ha fatta fare.

L’ho cominiata a forza di sacrifici, ma sempre non ci sono potuta andare.

La mia maestra parlò col Podestà, allora non c’era il sindaco, e gli disse che c’era questa raazza che prometteva, che ci si doveva pensare perché la famiglia non poteva. Aveva fatto tutto, poveretta, ma quando venne da mia madre, lei le disse: "No, non può essere, come faccio io, non posso curare la famiglia, perciò, quale studiare!". Avevo undici anni quando andavo alla quinta, mio fratello ne aveva tredici, l’altro otto e il piccolo sei. Sono rimasta con una grossa delusione.

Poi ha incontrato suo marito. Ce ne vuol parlare?

L’incontro non è stato una cosa bella, cioè una scelta. Me l’ha fatto conoscere una sua so-

rella che abitava a Nicolosi, perché loro erano di Castello Umberto ( prov. Messina). Un giorno portò questo fratello, venne varie volte e dai oggi, dai domani, ci fidanzammo. Non ci

vedevamo fuori, non si usava e non c’era la possibilità di conoscersi a fondo. Ci sono tipi che

capisci subito il carattere, altri per niente. Comunque la cosa non è andata tanto male.

Col matrimonio ballare niente, uscire nemmeno, non si poteva andare né a feste né in nessun altro posto: insomma niente, niente, niente... ho conosciuto rinunce in tutto.

Poi non ho avuto figli ed è stata un’altra disgrazia. Quando mi sono fidanzata con mio marito, avrei voluto conoscere gli altri parenti, ma lui mi disse che col padre non era più in contatto da quando si era risposato con una ragazza che poteva essere sua figlia.

Maria è la mia figlia adottiva: lei, in realtà, è la sorellastra di mio marito, la più piccola.

Fu per la morte di mio suocero che conobbi gli altri parenti ed anche la matrigna che, come  faceva mio marito, chiamai "zia" ed i quattro bambini. In quel periodo di otto, dieci giorni in cui rimanemmo là, dopo le insistenze di alcuni , fu proposto alla zia di darmi la bambina più piccola. La mia gioia era immensa ma abbiamo fatto dei patti precisi, perché io già sapevo quanto mi sarei affezionata a lei e non volevo avere altre delusioni.

Non c’era una legge che consentiva al fratello di adottare la sorella... Maria entrò così nella mia casa e nella mia vita: le ho voluto subito bene come ad una vera figlia. Purtroppo, avevappena trentotto anni quando mio marito morì improvvisamente per un infarto.

Oltre al dolore per la perdita c’era la paura di non aver più neppure Maria. Mi recai dalla notaia Nicosia che abitava vicino a casa mia e le esposi il problema. Lei mi rincuorò un poco perché mi disse " C’è ora il tribunale dei minorenni, ad aprile esce un decreto che agevola moltissimo gli adottandi. Coi documenti che ci sono iniziamo subito la pratica".

Occorreva anche l’atto di morte di mio padre: come fare? L’avvocato richiese notizie precise anche al Ministero della Difesa ed infine fu possibile fare la dichiarazione di morte presunta

Grazie a Dio, dopo parecchio tempo dal tribunale fu mandato al comune la registrazione dell’atto di adozione.

 

Ci parla del rapporto con sua figlia?

Io ho avuto un rapporto vero, come se lei fosse nata dal mio matrimonio. Siamo state sempre attaccate, ci vogliamo bene, ci capiamo, ma ogni tanto succede qualche piccola chiacchiera. Dio mio, tra madre e figlia è normale! Ci sono, ci devono essere!! Maria ha dato una scopoalla mia vita. Ricordo che prima del suo arrivo, se mio marito usciva solo, io mi mettevo a farela "cucca", mi sentivo inutile e senza voglia di fare qualsiasi cosa.

 

Lei ha lavorato molto: il mondo del lavoro era più difficile per una donna?

 

Alla vostra età io già lavoravo come un adulto e lavoravo bene, per giunta. Ho lavorato troppo: quando avevo quattordici anni venne a Nicolosi una signora che era stata in America, una persona troppo fine, con una mente sviluppata, inventava... Fece un laboratorio di maglieria e sartoria ed assunse me ed altre due ragazze.

A quei tempi usava il corredo e si usa ancora quando si sposa un figlio; allora, però, c’era anche l’esposizione del corredo. Nella biancheria per uomo si facevano giacche abbottonate, pullover a punta... e questi erano la mia specialità, perciò si è sparsa la voce che ero precisa ed il lavoro aumentava. Ad un certo punto non ce la facevo più: mi coricavo all’una ed alle tre mi alzavo, mi sono a lungo privata del sonno! Ho lavorato sempre, ma io ero orgogliosa del mio lavoro. Da giovane lavoravo per non far mancare in casa il necessario e per potermi comprare un paio di scarpe o un vestito, sì, ero vanitosa, da giovane.

Per fare questa casa ho fatto anche tanti sacrifici: lavoravo tanto sia a maglia sia a far pantaloni. Anche ora lavoro: annaffio i fiori, perché i fiori mi danno la vita. A volte, quando ho dei pensieri mi metto fuori e ci parlo coi fiori!

Cosa ne pensa dei cambiamenti attuali?

A quei tempi era troppo brutto, penso si esagerasse con le restrizioni: se una ragazza uscivasola era giudicata una civetta; se una ragazza non accettava il matrimonio dopo aver accettato di conoscere la persona, non trovava più marito.

Veramente non sono d’accordo neanche con questi tempi, perché c’è l’esagerazione opposta. Ora c’è troppa libertà, allora troppo rigore. Eravamo vittime a quei tempi: prima vittime della famiglia, poi della gente e delle usanze. Comunque voi che siete ragazze, state attente, nella vita cercate di saper scegliere, soprattutto senza aver fretta.

 

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VENERANDA

 

L’intervistata è la Sig.ra Veneranda che ha 72 anni: è nata ed ha sempre vissuto a Nicolosi. Ha frequentato la scuola elementare.

Nella nostra casa si stava bene. Mio padre aveva le pecore, molti terreni alla Piana ... perciò eravamo una delle famiglie benestanti. C’erano capretti, conigli e tante cose...il ben di Dio. Ricordo che ogni volta che tornava dalle campagne di Paternò, si fermava in un posto dove facevano dei biscotti che piacevano molto a tutti, cioè i "bersaglieri" e li portava in abbondanza. Spesso era la mamma a preparare in casa molti tipi di dolci diversi.

Non ricordo mai discussioni fra mio padre e mia madre ed i miei genitori non hanno mai fatto differenze fra i maschi e le femmine ( cinque femmine e tre maschi).

Mia madre, pur essendo figlia di un nobile di Zafferana, nobile veramente di nascita, era molto umile e semplice. Mio padre capiva molto mia madre e c’era un grande rispetto reciproco. Gli affari li seguiva solo lui, intendo soprattutto la vendita di capretti ed agnelli, ed anchequando i miei fratelli erano più grandi, non potevano vendere nulla in assenza di mio padre: lui era l’unico responsabile. Mai al mondo era pensabile di fare qualcosa del genere!!

Quando ero ragazza ero troppo capricciosa: ci tenevo e volevo per ogni vestito un paio di scarpe. Mi piaceva essere elegante.

La mattina, appena ci alzavamo, ci pulivamo e dovevamo indossare i grembiuli per non sporcarci. Ricordo che le mie sorelle ed io pulivamo la casa, per aiutare la mamma che era impegnata a fare il pane che serviva per la famiglia ma anche per gli uomini che lavoravano col gregge.

Poi, grazie a Dio, ho avuto la fortuna di trovare un ragazzo bravo e mi sono sposata.

Allora, non come ora che i ragazzi escono e si frequentano, a quell’epoca non si usciva mai soli. Noi venivamo dalla Messa: mia mamma, una mia sorella ed io. Abbiamo incontrato questo giovane che mi guardò in modo particolare e disse: "che simpatica questa ragazza! ".

Dopo pochi giorni è venuto mio suocero a "spiegarsi" coi miei genitori e con me. Ricordo che disse a mio padre, col quale aveva anche rapporto di parentela: "Io devo parlare con la ragazza, le devo dire che mio figlio ha una simpatia per lei. Tu sei d’accordo?" . Mio padre chiamò prima mia madre, poi me. Il mio futuro suocero mi riferì la stessa cosa ed io risposi che non potevo decidere da sola, dovevano esprimere la decisione i miei genitori.

Ricordo che aggiunse anche:" se tu, figlia, hai da dirmi sì , me lo devi dire ora di presenza; se hai da dirmi no, me lo devi dire nella faccia. Non voglio che dopo che vi frequentate con mio figlio, cerchi una scusa. A me queste cose non mi piacciono". Così è stato deciso il mio matrimonio.

Ai tempi si usava andare in chiesa, per il matrimonio, in macchina ( chi poteva permettersi economicamente di affittare una macchina!); all’uscita si faceva la strada a piedi. Chi poteva faceva il pranzo da Massarelli, in via Etnea, qua a Nicolosi, oppure venivano serviti dei dolci a casa. Noi, abbiamo percorso a piedi la strada dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie ( dove è stato celebrato il matrimonio) fino a Massarelli e tutti gli invitati dietro agli sposi portavano i fiori. Al ristorante si servivano arancini, pizzette e tavola calda, poi i dolci. Chi poteva, faceva le fotografie. Noi non abbiamo fatto il viaggio di nozze : avevamo le pecore, c’era molto lavoro...

Mio marito, sempre impegnato, lasciava fare tutto a me, dalla A alla Z. Diceva :"Tu sei la donna di casa e tu sai quello che devi fare". La sua parola era "ne hai soldi in casa?" Io dicevo SI’ ed allora "tu sai quello che ci vuole". Mai, per nessuna cosa mi ha detto " ma cosa stai facendo, questa cosa non si deve fare". Anche quando si è trattato di decidere per le cose da comprare per il matrimonio delle nostre figlie, ha lasciato fare tutto a me e a loro.

Abbiamo avuto due figlie, Angela ed Agata e le ho cresciute con sani principi ma insegnando loro molte cose, sin da quando erano piccole.

Ho rispettato sempre le loro scelte, sia per la scuola che per il matrimonio, in modo da non sentirmi dire : "Io volevo fare una cosa e mia madre o mio padre non hanno voluto e così ho sbagliato!"; no! Contente voi, contenti noi. Mio marito avrebbe voluto che andassero all’Università ma loro hanno preferito fermarsi al diploma.

Terminate le Magistrali Angela si è fidanzata e poi si è sposata: stessa cosa per Agata. Prima del matrimonio io non ha dato francamente ai miei generi la comodità di uscire soli con le mie figlie: mio marito anche non voleva!

Ci parla delle sue giornate di casalinga?

Quando le mie figlie erano piccole, le cose da fare in casa non finivano mai. La giornata passava pulendo, lavando, stirando... non c’era un attimo di riposo, perché oltre alla casa dovevo preparare tutto per mio marito e per gli uomini che lavoravano col gregge.

Uscivo per andare a messa oppure se c’era una festa: se c’era mio marito uscivamo tutti insieme. Per la festa di S. Antonio uscivamo e facevamo una scampagnata e venivano anche le mie sorelle, nella casetta in campagna.

Alle mie figlie ho insegnato tutte le cose che sapevo fare io: lavare, stirare, pulire la casa, accorciare un paio di pantaloni, fare un orlo in una gonna, fare il chiacchierino... a otto o dieci anni sapevano cucinare troppo bene.

Ai miei tempi non si poteva uscire e dovevamo fare le faccende di casa : due volte la settimana si faceva il pane, ma c’era da stirare, lavare, cucinare anche per gli uomini che lavoravano. Si dovevano "nustriare" cioè tenere in ordine, come vestiti, come pulizia...

Mio padre, a quei tempi, ci comprò la radio e allora passavamo il tempo ad ascoltarla quando facevamo i lavori di cucito. Sì, i vestiti per la festa li compravamo fatti, ma quelli giornalieri li facevamo con le nostre mani. Si lavorava molto, si filava la lana, si facevano le maglie e tanti lavori.

Ora le mie nipoti chiedono di andare in discoteca, al cinema con gli amici... ai miei tempi neanche a parlarne e veramente non lo chiedevano neanche le mie figlie, perché sapevano che avrei detto no. Ricordo che ai miei tempi facevano festini nei vicini di casa: suonavano con la fisarmonica o avevano la radio o ci mettevano dischi, ma mio padre non ci ha mai mandati.

L’unica uscita particolare ci era concessa per il "giovedì delle comari", perché era una tradizione e ci faceva partecipare a questa piccola festa.

Quando non ero ancora sposata invidiavo una donna, solo perché lei sapeva guidare. Era la Sig.ra Arena, la prima donna a Nicolosi che andava in macchina. Questa di poter imparare ad andare in macchina è stata un poco una fissazione, finchè un mio nipote mi fece provare sulla strada dello Sferro, con una seicento. Ho tenuto dentro di me questo desiderio, ma quando l’ho detto a mio marito, lui è stato d’accordo. Così io sono stata la seconda donna a prendere, a Nicolosi, la patente. La prima macchina, una 112 , costò un milione e mezzo: ventisei anni fa.

Da otto anni ho perso mio marito. Con la sua scomparsa mi sento invecchiata.

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CONCETTA

 

Ho 73 anni, sono nata a Ragalna ed abito a Nicolosi da 53 anni. Mi sono trasferita qui col matrimonio.

Ho frequentato la scuola elementare e le classi erano miste. Le alunne erano in numero notevolmente inferiore. Molte famiglie, infatti, non mandavano le figlie a scuola e le tenevano a casa ad imparare i lavori domestici e a fare, come si dice in dialetto, "a cuasetta" (la calza). I maschi nella mia classe, ricordo che in quarta elementare eravamo 34 alunni, erano 25 ed erano tutti di due o più anni più grandi, perché erano "scecchi" (somari) e ripetevano più volte la stessa classe.

 

Entrambi i miei genitori lavoravano: mio padre era carrettiere, mia madre faceva il pane per le famiglie del quartiere. In famiglia eravamo in 8: quattro erano le figlie, due i maschi e con noi non abitavano i nonni.

Mio padre, "carritteri", partiva presto ogni mattina per scendere a Catania e ritornava quando era buio, tutti i giorni, anche la domenica perché portava mazzi di ginestra secca per i panifici e frutta. Noi figli lo vedevamo raramente ma, quando ciò accadeva, ricordo una grande dolcezza nei nostri confronti. Non credo prendesse decisioni da solo perché mia madre, anche fisicamente (era grassa ed alta), sembrava schiacciarlo.

Pur essendo una donna severa con noi figli, manteneva buoni rapporti con la famiglia d'origine sua e del marito.

Come dicevo, a differenza di come avveniva in molte famiglie, era mia madre che, quasi sempre, decideva tutto da sola e dopo informava mio padre.

Anche su noi figli imponeva la sua presenza in ogni situazione : non potevamo fare niente se prima non l'avessimo detto a lei, neppure andare in chiesa.

Era molto premurosa, a modo suo, quando eravamo malati, il che spesso accadeva, visto che l'alimentazione non era come quella odierna, le condizioni igieniche erano scadenti e neppure si potevano comprare medicine.

Sicuramente era una donna "furba" ed il perché ci fu comprensibile più tardi, quando con i risparmi volle ingrandire la sua attività di "fornaia" facendone partecipi noi figlie.

Lei non voleva che ci ammalassimo per dimostrare ai vicini che mangiando anche solo il pane che faceva lei, genuino e nutriente, si stava bene e in salute, come accadeva ai suoi figli.

Quando fui in età da marito, la scelta fu operata dalla mia famiglia, o forse, solo da mia madre. Io però non condividevo questa decisione: dovevo sposare un mio vicino di casa, brutto ma ricco, di 7 anni più grande di me ed un pò stupido, tanto che lo chiamavano "Don Antuninu u' babbu". Io avevo conosciuto un altro. Come? Mentre andavo a spartiri (cioè a distribuire) il pane fatto da mia madre, avevo visto e poi mi ero fermata a parlare con un giovanotto di Nicolosi che veniva a Ragalna a vendere il pesce.

Non accettare il matrimonio che i miei mi imponevano, significò per me e per Giovanni (il pescivendolo) essere costretti alla fuitina, cioè a fuggire insieme e a non rientrare a casa per alcuni giorni.

Atto disonorevole per una ragazza onesta! A me però non interessava il giudizio della gente e la famiglia di Giovanni fu felice di accettarmi subito.

Solo dopo due mesi i miei genitori acconsentirono a rivedermi insieme a colui che sarebbe diventato mio marito e, dopo alcuni mesi, ci sposammo.

Avevo preparato parzialmente la mia dote perché era periodo di guerra, ma io avevo imparato a ricamare e, nel tempo libero dai lavori domestici, avevo preparato un po' di biancheria.

Mio marito era molto autoritario sia nei miei confronti come verso i figli. In realtà io desideravo solo figlie, mio marito voleva almeno un figlio maschio.

La situazione familiare non era eccezionale dal punto di vista economico: mio marito continuava a vendere, come ambulante, il pesce ed intanto la famiglia cresceva: uno dopo l'altro nacquero 5 maschi.

Avevo imparato da mia madre l'arte di fare il pane e, seguendo il suo esempio, volli tentare l'esperienza di aprire un forno. Ci riuscii benchè mio marito fosse contrario.

Io impastavo, io infornavo, io vendevo... senza l'aiuto di nessuno. Dalle prime luci del giorno ero al lavoro e sono rimasta sola a svolgere questo lavoro per vari anni.

Ho aumentato l'attività quando due dei miei figli hanno voluto, per loro scelta, imparare il mio mestiere. Ora ho ceduto l'attività ben avviata ad uno di essi. Ho molto tempo libero da quando, lo scorso anno, mio marito è morto. Quotidianamente scendo in panetteria e mi capita ancora di rimproverare i lavoranti.

 

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ASSUNTA

 

 

Quando è nata e dove? L'8 innaru del '23 a Belpasso; ahiu 75 o 76 anni, 75,75...

Da quanto tempo vive a Nicolosi? Quannu ci pensu, 43, 44 anni, quanti anni c'avi me figghia,sì 44

 

Che scuole ha fatto? Fici a prima e basta, poi ho caduto malata co tifo. Ho stato tre misi a letto di morire. Scola nenti e como non mossi t'annu ... era megghiu...

 

FAMIGLIA D'ORIGINE ( la signora si è espressa quasi sempre in dialetto: per rendere comprensibile a tutti quanto ci ha detto, abbiamo fatto la traduzione in lingua lasciando in dialetto le espressioni più originali e significative)

In famiglia eravamo in 10: oltre ai genitori otto figli: quattro femmine e quattro maschi. Io ero la maggiore. Mio padre era carrettiere ed era un tipo nervoso e preciso.

Ci teneva molto alla pulizia ed era severo con tutti i figli: lo era anche con la moglie ma andavano d'accordo picchi i famigghi t'annu eranu precisi non comu ora...

Egli controllava ogni cosa e ognuno di noi, già da piccolo, lavorava in campagna sotto il controllo di mia madre. Appena cresciuto, ognuno doveva cercarsi un lavoro.

Non ho mai visto i miei genitori litigare, ma sicuramente accadeva: non in casa dove i vicini potevano sentirli, ma in campagna. Ricordo che la mamma non veniva mai consultata e le decisioni venivano prese sempre da mio padre; d'altra parte lei diceva sempre di sì ad ogni sua parola. Una volta sola alzò la voce e le mani e lo fece con me: Corpa non ni dava, sulu na vota m'arricordu ci ho detto na mala parola, ci n'sistii...ma na vota sula.

Mia madre era un tipo molto religioso e usciva col marito e con noi figli per andare in chiesa e raramente per comprare le cose necessarie. Cercava di nascondere qualche mancanza nostra a mio padre e, solo raramente, vedeva i suoi familiari.

Pur essendo io la maggiore i miei fratelli mi controllavano.

Mi sono sposata a 30 anni perché non volevo sposarmi : avevo badato alla mia famiglia numerosa e non avevo il coraggio di formarmi una famiglia mia. Ero troppo stanca..puttroppo l' età era arrivata a 30 anni e arrivò me marito: di Niculosi vinni a Belpasso a cercare a mia.Vinni da na vicina di casa ca mi canusceva e c' aveva dittu ca canusceva na carusa troppu bona pi iddu, na carusa di casa...fu un matrimonio comu si dice purtatu , cumminatu . A vicina ca canusceva a mia e a iddu, mi ci mannò lu cristianu ca ci passi giustu pi me necessità.

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Il mio futuro marito mi portò dei fiori e, qualche mese dopo, la sua famiglia mi regalò l'orologio. Il fidanzamento durò un anno, periodo nel quale ci vedevamo poco perché lui lavorava " a chiana". Preparai in questo periodo la dote per il matrimonio.

FAMIGLIA ATTUALE

Mio marito avrebbe voluto più figli, io invece, dopo la nascita della prima figlia, ero più che soddisfatta. Non così quando nacque la seconda, perché ero condizionata dalla povertà del passato.

Mio marito non mi ha mai controllata né economicamente né per altro. Svolgevo gli stessi lavori domestici che avevo fatto per tanto tempo in casa dei miei genitori.

All'educazione delle figlie badavo soltanto io, perché mio marito continuava il lavoro nelle campagne della Piana di Catania. Ho preteso da loro rispetto e buona educazione, e non ho mai preteso che mi aiutassero nei lavori di casa. Ci tenevo che frequentassero la scuola come non avevo potuto fare io.

Non ho lasciato loro molta libertà: uscivano solo con me e per andare in chiesa o a qualche festa religiosa.

Ora loro sono sposate: ho più tempo libero ma non esco volentieri.

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ANTONIA

 

Sono nata a Nicolosi il 2 febbraio 1916: terza di quattro figli. Ho frequentato la scuola elementare fino alla classe quarta e la mia maestra era la signora Lavia.

I miei genitori, appena sposati, lasciarono Nicolosi per raggiungere in America "la commare di Trecastagni" che era partita nel 1898 e, quando scriveva, diceva che là si guadagnava bene. Decisero subito di andare a far fortuna: non ne fecero però, e nel 1903 ritornarono a Nicolosi, e qui mia madre diede alla luce la primogenita e due anni dopo un’altra bambina, poi dopo vari anni me e ancora dopo mio fratello.

Mio padre riprese subito a fare il carrettiere, ma era troppo buono e semplice e non concludeva molti affari, perciò mia madre, più forte di lui come carattere, decise di darsi da fare col cucito, facendo il pane e portandolo nelle case, raccogliendo frutta e legna.

Anche lei era di animo buono, ma non sopportava che il marito fosse così tranquillo e, per questo, ogni tanto gridavano.

Io, piccola di sei o sette anni, già imparavo a fare il pane e, dalla sorella più grande che era una brava sarta, a cucire. La nostra casa era sempre aperta a tutti e mia madre, con le persone, era molto ospitale. Però c’era grande miseria. A scuola dovevamo andare, ma dopo la scuola dovevamo, in base alle capacità, lavorare.

Io non mi sono sposata, perché non ho accettato per tre volte il "matrimonio portato" e, piuttosto che sposare una persona che non mi piaceva, ho finito col non sposarmi. Anche per mia sorella maggiore è stata la stessa cosa, mentre la seconda si è sposata.

Volevo lavorare, guadagnare ed essere indipendente, ma non mi fu possibile: facevo il pane, andavo a far servizi dalla signora Arena e dalla signora Longo, stiravo e lavavo.

Quando mio fratello si sposò, nella casa paterna si aggiunse una persona e, col tempo, io decisi che dovevo andar via, cosa che feci quando nel ‘50 morì mia madre. Mi recai a Roma per entrare nelle Orsoline, ma dopo pochi mesi capii che non era la mia strada. Feci un corso di taglio e cucito.

Tornai a Nicolosi e cominciai a fare il pane per molte persone, in più aiutavo mia sorella che era "mastra" (sarta).

Non mi sono mai concessa dei divertimenti e ogni mio guadagno andava per gli studi e per i vestiti dei due nipoti. Praticamente li ho cresciuti io e mi sono sentita mamma in molte situazioni.

Ora sono vecchia ed ho grosse difficoltà a camminare, e spesso ripenso a quando ero giovane e piena di forze.

 

 

 

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