A PALERMO CON POCHI POTERI

Niente. Una lettera, praticamente, inutile. E infatti anche i giudici nella loro ordinanza di rinvio a giudizio, commentano: « Nonostante le pressioni affinché il suo ruolo nella lotta alla mafia venisse "codificato", Dalla Chiesa assunse l'incarico di prefetto di Palermo senza precise attribuzioni antimafia e in una situazione ambientale locale che, come da lui previsto, non agevolava certo il suo compito». Dalla Chiesa nella lettera a Spadolini ha già capito e previsto tutto: l'indifferenza dei politici, tutti; la resistenza sottile o brutale di certi "palazzi"; i messaggi della famiglia politica più inquinata del luogo. In questo contesto resta emblematica la deposizione resa davanti ai giudici dall'onorevole Salvo Lima, deputato democristiano al Parlamento europeo. L'indifferenza della Dc isolana all'arrivo di Dalla Chiesa e al compito che gli é stato affidato trova la sua sintesi nelle parole dell'onorevole Lima: «La Dc isolana non ha in alcun modo contribuito alla nomina di Carlo Alberto Dalla Chiesa a prefetto di Palermo e si é limitata a prendere atto di tale nomina, decisa in sede di Governo centrale, senza esprimere alcun plauso né alcuna perplessità rispetto a tale nomina. Nemmeno durante la polemica, agitata anche da Dalla Chiesa, sulla concessione dei poteri da lui ritenuti necessari per la lotta alla mafia, la Dc isolana ha preso ufficialmente posizione, in un senso o nell'altro, né mi consta che vi siano state iniziative al riguardo da parte di singoli esponenti del partito».

Insomma, mentre la discussione politica sui poteri da attribuire a Dalla Chiesa é al suo apice, la Dc siciliana non sente, non vede, non parla. Di più: é completamente disinteressata, almeno apparentemente, al caso Dalla Chiesa, ai modi in cui dovrà condurre la lotta alla mafia. La Dc isolana ha altro a cui pensare.

Anche questo, l'indifferenza della Dc, é un messaggio che Dalla Chiesa recepisce immediatamente. Il prefetto si accorge di essere completamente isolato. Interrogato dai giudici ecco cosa ha detto il figlio, Fernando Dalla Chiesa: «Nonostante le assicurazioni, mio padre, ad un certo punto, si accorse che le promesse del Govemo non erano state mantenute, per cui cercò in tutti i modi di ottenere quei poteri di coordinamento necessari per impostare una seria lotta alla mafia: cercò all'uopo di contattare tutti gli esponenti politici di rilievo, ottenendo solo assicurazioni non seguite dalla concessione dei poteri. Mio padre, in proposito, mi espresse il suo convincimento che gli esponenti locali della Dc facevano pressioni perché non gli venissero concessi quei poteri indispensabili per la lotta alla mafia. Mi disse che fieri oppositori alla concessione di tali poteri erano gli andreottiani, i fanfaniani e parte della sinistra dc.

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