| Aspetti etimologici |
SAGGI TASCABILI . LATERZA HESS |
Nel linguaggio fiorentino esiste la parola mafia nel senso di «
povertà » o « miseria », affine alla parola piemontese mafiun che vuol dire
«uomo piccino» cioè gretto e meschino.
Il significato della parola usata in Sicilia è molto diverso. Appare per la prima volta a
Palermo in un documento del 1658, un atto ufficiale contenente l'elenco degli eretici
riconciliati dall'Atto di Fede, come soprannome dopo il nome di una strega: « Catarina la
Licatisa nomata ancor Maffia », nel senso di audacia, sete di potere, e arroganza. Dopo
250 anni Pitré e Capuana ritrovano la parola con analogo significato nel dialetto
palermitano. Al Borgo, quartiere che fino al 1880 era separato dalla città vera e
propria, la parola mafia indica soprattutto « bellezza, baldanza, orgoglio, graziosità,
perfezione, eccellenza ». Una bella ragazza « ha della mafia »,è « mafiusa » o «
mafiusedda ». Una casetta ordinata può essere « una casa mafiusa» o anche « una casa
ammafiata». Per la strada si offrivano frutta e stoviglie « mafiuse » e scope ai grido
di « Haju scupi da mafia! Haju chiddi mafiusi veru». Attribuito a un uomo,
l'appellativo mirava soprattutto metterne in risalto la superiorità e la virilità,
diventando sinonimo di superiorità, sicurtà d'animo, coscienza di essere uomo ». « Il
mafioso è semplicemente un uomo coraggioso e valente, che non porta mosca sul naso ».
L'origine della parola palermitana è tuttavia incerta. Diversi autori la fanno derivare
dall'arabo, e precisamente da mabias, che significa smargiasso, sfacciato, oppure da Ma
afir, nome della stirpe saracena che dominò Palermo. Una tema teoria sull'origine araba
la fa risalire al sostantivo maba, cava di pietra, pietraia. Le « mafie »,cave di tufo
nella zona di Marsala, furono prima rifugi di saraceni perseguitati, poi luogo d'asilo di
altri fuggiaschi. Piuttosto azzardata sembra la variante di Loschiavo a questa teoria:
prima dello sbarco di Garibaldi, alcuni ribelli siciliani si sarebbero nascosti nelle
mafie intorno a Marsala da cui più tardi, durante la marcia vit-toriosa su Palermo,
avrebbero tratto la denominazione di mafiosi, cioè gente delle mafie. Con il passare del
tempo, la parola sarebbe stata usata anche come aggettivo nel senso di « superiore,
maschio, bello », tramandatosi nel linguaggio popolare..
Lorigine araba, comunque, pare verosimile. Fino alla seconda metà del XIX secolo,
il termine designò eccellenza, perfezione, baldanza, che ancora oggi riecheggiano nella
parola mafia. Più recente è laltra accezione, che significa malavita e
associazione a delinquere. Quando nel 1838 il procuratore generale di Trapani Pietro
Ulloa, nel suo rapporto al ministero di giustizia di Napoli, parlava di comportamento
tipicamente mafioso e di gruppi evidentemente mafiosi, non usava ancora la parola mafia,
ma si riferiva a « unioni o fratellanze, specie di sette, che dicono partiti »,
Trentanni dopo, luso della parola mafia per designare questi fenomeni
caratteristici era ormai comune, divulgato, pare, da una commedia di Rizzotti e Mosca,
rappresentata per la prima volta nel 1862 in dialetto palermitano e che negli anni
successivi ebbe un successo strepitoso in tutta Italia. Il dramma popolare I mafiusi della
Vicaria rappresenta scene della prigione di Palermo: i personaggi principali godono di un
rispetto particolare da parte dei compagni di reclusione e possono imporre norme di
comportamento, perché membri di unassociazione con determinate usanze (fra cui riti
diniziazione) e gerarchie di rango, Si tratta dei « camorristi », detti anche, per
la prima volta e indifferentemente, mafiosi, Il titolo é attribuibile a Mosca, un maestro
siciliano che avrebbe sentito a Palermo questa esclamazione: « Chi vurrissi fari u
mafiusu cu mia? » (Vorresti fare il mafioso con me?).
Bisogna però tenere presentecome fatto non trascurabile, che in questo caso si parla
sempre e solo di mafiosi, non di mafia. Lorganizzazione è indicata soltanto
vagamente, nella commedia così come a Napoli, in particolare nelle prigioni, sotto la
denominazione di camorra.
Il termine si diffuse e nel 1865 comparve per la prima volta nel linguaggio burocratico:
in una lettera del 10 agosto 1865, il delegato di pubblica sicurezza di Carini motiva
larresto di un imputato con laccusa di complicità in un « delitto di mafia
». Filippo Gualtiero, allora prefetto di Palermo, usa la stessa parola nel relativo
rapporto al ministro degli interni.
A poco a poco, per « delitto di mafia » si intende sempre più il delitto del
manutengolo, del mandante, e sempre meno il delitto del « malandrino », del bandito, del
delinquente. Infine, la parola mafia passa ad indicare soprattutto il delitto organizzato,
fino a quando, grazie a giornalisti avidi di notizie scandalistiche, confusi giuristi
dellItalia settentrionale e autori stranieri, diventa addirittura il nome di
unorganizzazione: lorigine della parola viene ricollegata con la nascita di
una società segreta e a poco a poco si accreditano le congetture più fantastiche, fino
alla teoria limite, secondo la quale mafia sarebbe una deformazione del vocabolo arabo mu
afab, in cui mu vuol dire integrità, forza, prosperità e afab assicurare, proteggere:
«Mu afah » sarebbe stata unassociazione che garantiva la sicurezza ai propri
membri. Altri autori fanno risalire le origini della mafia al-lepoca dei Vespri
siciliani (1282). Un gruppo di nazio-nalisti si sarebbe denominato così scegliendo le
iniziali del motto «Morte alla Francia. Italia anela »
Ritroviamo la parola mafia per designare una setta segreta capeggiata da Mazzini, dalle
iniziali della frase « Mazzini autorizza furti, incendi. avvelenamenti », Infine, si
denominava , mafia anche una società segreta di massoni che sarebbe stata fondata da
cinque individui nel 1799 a Mazara del Vallo.
Intorno al 1875, il concetto di mafia comparve anche nelle lingue tedesca, francese e
inglese, quando lopinione pubblica fu interessata ed eccitata dai dibattiti
parlamentari sui provvedimenti straordinari proposti dal governo Minghetti per
ripristinare la sicurezza pubblica in Sicilia. Fra altri eventi, nel 1891 vi fu
lassassinio del tenente di polizia Hennesy e il linciaggio di un gruppo di detenuti
siciliani nel carcere di New Orleans; nel 1899, il processo Notarbartolo; nel 1912,
lassassinio dellagente di polizia americano Petrosino a Palermo; nel 1927, le
azioni di Mori; intorno al 1950, il bandito Giuliano; nel 1951, il rapporto Kefauver; nel
1957, larresto di 65 gangster italo-americani a Appalachin, N. Y. Alcune teorie
sulla mafia, che pur sembrano incredibili, continuano a tramandarsi per la pressante
necessità di trovare una spiegazione a questi fatti e a molti altri ancora;
lignoranza delle condizioni siciliane induce così ad accettare modelli già noti.
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