BUSCETTA E I GABELLIERI
Il primo a denunciarli fu un piccolo brigadiere dei carabinieri. Era l'anno 1965 e il piccolo brigadiere della stazione di Salemi non ebbe dubbi a definire Ignazio Salvo «un affiliato alla mafia». Da allora la scalata al potere dei cugini Nino e Ignazio Salvo fu inarrestabile: grandi elettori democristiani, padroni delle Esattorie siciliane, ricchi, ricchissimi. E in odore di mafia, anche se nessuno riusciva mai a portare una prova che confermasse le voci che da sempre giravano a Palermo. Ci é voluto un altro carabiniere, diversi anni dopo quel lontano 1965, per riportare i cugini di Salemi sotto l'occhio attento degli inquirenti. Questa volta si tratta di Carlo Alberto Dalla Chiesa, allora colonnello comandante della legione di Palermo, che, nel rapporto del 23 marzo 1971, sosteneva che i cugini Salvo provenivano da famiglie mafiose di Salemi tanto che il padre di Ignazio, Luigi, «era ritenuto il capo mafia di Salemi ed elemento di spicco della mafia della provincia di Trapani».
Da allora, da queste due denunce, molto tempo é passato. Nino (é morto sabato 18 gennaio) e Ignazio Salvo sono divenuti sempre più forti, le loro coperture politiche sempre più rassicuranti. Fino a quando Tommaso Buscetta non comincia a parlare col giudice Giovanni Falcone dei due cugini. Un fiume di parole, un lungo e particolareggiato racconto che - assieme ad innumerevoli intercettazioni telefoniche- inchiodano definitivamente i due ricchi gabellieri siciliani. Il racconto di Buscetta a proposito dei Salvo incomincia il 10 novembre 1984, in una stanza della Questura di Roma, davanti al giudice Giovanni Falcone. E termina, praticamente un mese dopo, il 4 dicembre. Parole di Tommaso Buscetta:
«I cugini Nino e Ignazio Salvo sono "uomini d'onore" della famiglia di Salemi e come tali mi sono stati presentati da Stefano Bontate quando sono arrivato a Palermo nel 1980. L'amicizia fra i Bontate e i Salvo era saldissima ed ho potuto notare che si frequentavano regolarmente. Come riflesso di tale amicizia conoscevano anche Salvatore Inzerillo. Il ruolo dei Salvo in Cosa Nostra è modesto mentre é grandissima la loro rilevanza politica, poiché mi risultano loro rapporti diretti con notissimi parlamentari, alcuni dei quali di origine palermitana, di cui mi riservo di fare i nomi.
«La loro ricchezza [dei Salvondr] non proviene dal traffico degli stupefacenti in cui non sono in alcun modo coinvolti, ma soprattutto dai loro rapporti politici. Non sono affatto dei sanguinari né sono coinvolti per loro iniziativa nelle attuali vicende di mafia. Anzi, sia Stefano Bontate sia Gaetano Badalamenti mi hanno detto che i Salvo hanno dovuto subire, per la loro ricchezza, soprusi ed angherie di ogni genere, tra cui il sequestro del suocero di Nino Salvo, cui erano coinvolti Pino Greco "scarpezedda" e Totò Riina secondo il convincimento di Bontate e Badalamenti. Ignoro se i Salvo ne fossero a conoscenza e comunque non ho mai parlato con essi di tale vicenda. Con Nino Salvo mi sono incontrato anche a Roma; ricordo che il Salvo doveva essere interrogato da un giudice nella capitale e trovandomi anch'io a Roma ospite di Pippo Calò, lo incontrai solo per salutarlo e per rivedere un parlamentare che non vedevo da parecchio tempo. Mi riservo d'indicare il luogo dell'incontro, che credo sia stato la hall di un albergo; l'incontro, se mal non ricordo, avvenne nell'estate del 1980, forse a settembre.
«Quando decisi di abbandonare Palermo e l'Italia perché disgustato di quanto avevo visto e sentito, preferii rimanere tuttavia nascosto a tutti a Palermo, avendo intenzione di trascorrere coi miei familiari le feste natalizie, prima di abbandonare definitivamente l'Italia. Stefano Bontate, che approvó il mio progetto, mi procurò l'alloggio nella villa di Nino Salvo, sita in un terreno al confine col parcheggio dell'hotel Zagarella. Preciso che nel terreno vi sono tre ville di cui quella centrale (da me occupata) é di recente costruzione a differenza della altre due. Io ho occupato la villa del genero di Nino Salvo mentre le altre due erano rispettivamente di quest'ultimo e di Ignazio Salvo. Preciso che la villa di Ignazio Salvo é separata dalle altre due per mezzo di un muretto, munito di cancello, che ha un ingresso indipendente. Le tre ville sorgono in prossimità del mare e sono parallele, approssimativamente, rispetto alla strada statale da cui distano alcune centinaia di metri. Preciso che non sono stato sempre alloggiato nella villa suddetta, perché alternavo il soggiorno con quello nella casa di campagna di Stefano Bontate. Comunque verso la fine del 1980 ed in occasione delle feste natalizie, ho alloggiato continuativamente nella villa dei Salvo, faccio presente che sia Nino sia Ignazio Salvo, venivano a trovarmi in villa, ma che quando vi ero io, nessun altro abitava le due ville. Io vi alloggiavo con moglie e figli.
«Il cenone di Capodanno mi è stato portato dal vicino hotel Zagarella per mezzo dell'impiegato di Nino Salvo, addetto alla custodia delle ville: egli sapeva che io e la mia famiglia eravamo degli stranieri. Trattasi di un uomo, di cui non ricordo il nome, di circa cinquant'anni, piuttosto robusto, coi capelli grigi, se mal non ricordo, di chiara discendenza palermitana. Egli, almeno nel mio ricordo, viveva da solo.
«Alla proprietà dei Salvo si accede tramite un cancello interno che dà sulla strada statale, che viene aperto e chiuso col telecomando. Dal cancello si diparte una stradetta asfaltata per alcune centinaia di metri che adduce ad una ringhiera in muratura; li e sulla destra, proseguendo a piedi a pochi metri vi é un ascensore che conduce ad uno spiazzo sottostante erboso ed alberato dal quale si diparte un viottolo che conduce alle ville. Prima s' incontra quella di Nino Salvo e poi quella del genero. Quest'ultima, di stile moderno, ha forma approssimativamente di "L" ed è composta da: un grande salone, al centro del quale vi é un caminetto sormontato da una cappa sospesa; poi; i é una stanza da pranzo alla destra del salone, priva di porte, quindi vi é il vano cucina, dal quale si diparte, sulla sinistra, un corridoio che immette in due camere da letto piccole ed una grande. Attigua alla camera da letto grande vi é un luminoso bagno con una intera parete a specchio e con la vasca da bagno rettangolare a livello del pavimento. Le camere da letto sono munite di persiane che consentono l'accesso diretto. Attiguo alla cucina vi é vano adibito a ripostiglio-lavanderia. Le camere da letto prospettano all'interno e quella grande sul mare.
«Quanto all'attentato effettuato nella villa di Martellucci [Nello Martellucci, ex sindaco dc di Palermo ndr] preciso che, come appresi da Stefano Bontate, Martellucci, mercé l'intermediazione dei Salvo, aveva accettato che Ciancimino [Vito Ciancimino, ex sindaco dc di Palermo ora agli arresti ndr] gestisse il rinnovamento dei mandamenti di Palermo. Quando dunque venne fatto scoppiare un ordigno esplosivo nella villa del Martellucci, Bontate era particolarmente adirato perché non capiva che cosa volessero ancora Ciancimino ed i "corleonesi" [la famiglia guidata da Luciano Liggio. Bernardo Provenzano e Totó Riina ndr.] dopo l'accordo suddetto>>.
![]()
Riflessioni | I nostri lavori | Indagine | Teatro | Documenti| Bibliografia| Foderina|Antologia