COME GIURA UN PICCIOTTO

<,Ai miei tempi per diventare "uomo d’onore" occorreva prestare giuramento di fronte a cinque o sei membri della "famiglia". Il giuramento comprendeva la premessa di non rubare, di non insidiare la donna altrui e così via. Il rito del giuramento a Cosa Nostra si svolge nel seguente modo. Il neofita viene portato in un luogo appartato (che può essere anche una casa di abitazione) alla presenza di tre o più "uomini d’onore" della "famiglia". Quindi il più anziano lo avverte che "questa casa" ha lo scopo di proteggere i deboli e di eliminare le soperchierie. Quindi si buca un dito di una mano del giurante e il sangue viene versato su una qualunque immagine sacra. Quindi l’immagine viene posata sulla mano del giurante e le si dà fuoco. A Questo punto il neofita, che deve sopportare il bruciore passando l’immagine sacra da una mano all’altra fino al totale spegnimento, giura di mantenere fede ai principi di Cosa Nostra. Affermando solennemente: "Le mie carni debbono bruciare come questo santino se non manterrò fede al giuramento". Dopo il giuramento, e solo allora, l ’ "uomo d’onore" viene presentato al "capo famiglia" del quale prima non ne deve conoscere la carica, né tanto meno l’esistenza di Cosa Nostra. Prima del giuramento l’interessato viene cautamente sondato per vedere se é disponibile per partecipare a un non meglio indicato sodalizio volto a proteggere i deboli. Solo dopo il giuramento gli viene spiegata l’organizzazione di Cosa Nostra.

«Una volta prestato il giuramento di "uomo d’onore" si rimane tali per tutta la vita. Non é possibile, in nessun modo, di cessare spontaneamente da tale qualifica, a meno che non sussistano giustificati motivi. Ovviamente quando si verificano inadempienze o comportamenti censurabili, si può essere allontanati temporaneamente o definitivamente dall’ organizzazione ove sussistano fondati motivi valutati come tali dal "capo famiglia" o dalla "Commissione". Ovunque si esplichi la propria attività é da tenere presente che l ‘ "uomo d’onore" non cessa mai la propria appartenenza alla "famiglia".

« Se un mafioso viene arrestato tutto ciò non provoca la cessazione o la sospensione della sua appartenenza alla "famiglia". Ovviamente vengono mantenuti i rapporti con l’esterno attraverso una miriade di canali. Quando viene arrestato un "capo", la direzione della "famiglia" viene assunta dal suo "vice" che poi gli renderà conto del proprio operato al momento della dimissione dal carcere. Intendo dire che il "capo" quando é in carcere non può più impartire ordini perentori ma può far pervenire all’esterno i suoi punti di vista e i suoi desideri, che verranno valutati dal "vice", il quale sulla base della valutazione della situazione deciderà se attuare o meno gli inviti del "capo". Ai miei tempi vi era divieto assoluto di evadere e ciò per una sorta di solidarietà verso gli altri detenuti rimasti in carcere, che avrebbero subito inevitabili conseguenze interne di inasprimento del regime carcerario. Inoltre per evitare tale inasprimento era vietato che detenuti, fra i quali vi erano motivi di ruggine, cercassero di risolvere con la violenza i loro dissidi durante la detenzione.

«Ai miei tempi la simulazione della pazzia, da parte dell' "uomo d'onore" raggiunto da prove per fatti in ordine ai quali era stato arrestato, era titolo di demerito poiché significava non sapere assumere la responsabilità delle proprie azioni. Anche all'interno del carcere permane la qualità di "uomo d'onore" e la sua autorità.

« Nei rapporti fra ''uomini d'onore'' non si fanno mai domande all'interlocutore perché ciò è segno di una disdicevole curiosità, e può, perfino, essere male interpretata. Quindi ci si limita a recepire quanto gli altri ritengono di dire. Quanto viene riferito da un ''uomo d'onore'' alla presenza di almeno altri due "uomini d'onore" deve essere sempre la verità. Chi infrange questa regola, dato che ha la facoltà di non parlare, é passibile di pena gravissima, perfino con la morte. L' ''uomo d'onore'' che infrange tale regola viene chiamato "tragediaturi". In genere é buona regola astenersi dal parlare con "uomini d'onore" di "famiglia" diversa dalla propria, quando si é soli o vi può essere l'eventualità di una non perfetta lealtà del proprio interlocutore. L' "uomo d'onore" ha sempre l'obbligo di dire la verità ma solo per la materia attinente a Cosa Nostra. Gli affari, invece, non riguardano la mafia ed ognuno può associarsi con chi vuole. Nessuno troverà mai scritti di deontologia mafiosa, ma le regole di cui sono a conoscenza, da quando sono diventato uomo d'onore, sono rigide e ferree ed universalmente accettate. Allo stesso tempo nessuno troverà mai elenchi di appartenenza a Cosa Nostra, né attestati di alcun tipo, né ricevute di pagamento di quote sociali. Tuttavia il legame che avvince gli "uomini d'onore" é ancora più saldo e impenetrabile che se fosse scritto in qualsiasi documento.

«E’ prassi che quando un "uomo d'onore" viene arrestato e non ha denaro sufficiente, il "capo famiglia" provvede alla nomina e al pagamento dell'avvocato ed alle spese occorrenti durante la detenzione. L' "uomo d'onore" non ha rapporti diretti col "capo famiglia", bensì mediati dal "capo decina''. In seno all'organizzazione mafiosa non avviene mai che si narrino per filo e per segno le modalità di un determinato fatto criminoso; é sufficiente, e non bisogna domandare altro, che si faccia capire, anche col silenzio, di esserne l'autore. Mi rendo conto di esprimere concetti che sono difficili da comprendere da parte di chi non solo non é mafioso, ma neanche siciliano, tuttavia debbo sottolineare che fra di noi ''uomini d’onore", basta un gesto, uno sguardo, un ammiccamento per comprendere appieno quanto é avvenuto e per sapere, di conseguenza, come comportarsi di fronte agli inquirenti. Tanto per fare un esempio banale, se due malviventi vengono fermati con una pistola rinvenuta a bordo di una autovettura, é sufficiente un'intesa fra i due anche solo con uno sguardo, per cui uno di essi dirà di non sapere nulla della pistola, mentre l'altro si accollerà la responsabilità del porto dell'arma. Un altro esempio: se vengono arrestati alcuni "uomini d'onore" appartenenti alla stessa "famiglia" per un determinato crimine ed uno di essi dice all'altro uomo d'onore la frase "nui cunsummanno (ci siamo rovinati) ", tale espressione significa non soltanto ammissione di responsabilità individuale ma anche riferibilità del crimine stesso alla "famiglia" in questione.

<< Negli Usa ho notato che – a differenza di quanto si diceva a Palermo - un "uomo d'onore" non ha alcuna possibilità di intrattenere rapporti ufficiali con Cosa Nostra americana. Di questa organizzazione fanno parte meridionali (e non solo siciliani) che sono già americani almeno di seconda generazione. Si tratta di un'organizzazione molto efficiente. E assolutamente da escludere che " l'uomo d'onore" siciliano possa entrare a far parte di Cosa Nostra americana. Ritengo che ormai sia troppo grande il divario culturale e di interessi fra le due organizzazioni perché possa persistere un qualsiasi collegamento fra esse>>.

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