COSANOSTRA E I SUOI CAPI
La testa del serpente decide di muoversi nel mese di maggio. E il 1978 e la "famiglia" mafiosa dei "corleonesi" guidata da Luciano Liggio e rappresentante dellala dura allinterno della "Commissione" rompe gli indugi. Nei programmi di Liggio cè la presa assoluta del potere a Palermo. E questo significa la guerra, costi quel che costi. E chi non é con te é contro di te. Lapertura della guerra fra le cosche viene siglata da un omicidio eccellente, quello del boss Giuseppe Di Cristina, rappresentante ella "famiglia" di Riesi (Caltanissetta) e grande amico di Stefano Bontate, identificato con lala morbida allinterno della "Commissione", membro di primo piano di Cosa Nostra. Il 30 maggio 1978 Di Cristina viene ucciso. Scrivono i giudici palermitani: «La sua eliminazione é, forse, il primo atto di apertura di ostilità da parte dei corleonesi" contro il gruppo, per così dire, moderato, facente capo a Stefano Bontate». E linizio della guerra di mafia. Ma come si é arrivati a questo punto? Quali i motivi che inducono i "corleonesi" a rompere gli indugi? Il 23 luglio 1984, Tommaso Buscetta davanti al giudice Giovanni Falcone - dà la sua versione di come é iniziata la "seconda guerra di mafia". Parole di Buscetta: «Dopo la strage di Ciaculli, del 1963, lorganizzazione mafiosa subì un periodo di sbandamento. Nel 19ó9 o 1970 venne creato un triumvirato composto da Salvatore Riina, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Però, per effetto del processo contro i "114", <vennero arrestati Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, per cui Salvatore Riina, lunico rimasto in libertà, ebbe mano libera. In tale lasso di tempo il Riina [uomo di fiducia del "corleonese" Luciano Liggio, ndr.] compie alcune operazioni sgradite agli altri due, tra cui il sequestro del costruttore Cassina. Nel frattempo vengono rimessi in libertà Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti e si dà alla latitanza Luciano Liggio. Questultimo, cui Bontate e Badalamenti espongono le loro doglianze, assume il posto di Salvatore Riina e, poiché, il sequestro Cassina si è già concluso col pagamento del riscatto, dichiara che la faccenda é ormai chiusa. Luciano Liggio, una volta riconquistata la libertà, fa cessare lo stato di emergenza nellorganizzazione mafiosa per cui tornano in vigore le ordinarie strutture. In particolare vengono nominati nuovamente i "capi mandamento" e, cioè, i rappresentanti delle "famiglie" in seno alla "Commissione". Luciano Liggio per altro cerca di favorire la designazione di "capi mandamento" a lui congeniali e tale manovra, pienamente compresa e ostacolata da Bontate e da Badalamenti, crea risentimenti e malumori.
« Nel 1975, se mal non ricordo, Luciano Liggio viene nuovamente arrestato e, come al solito, il suo posto viene ripreso da Salvatore Riina e da Bernardo Provenzano [suoi fedelissimi, ndr .]... Allepoca capo della "Commissione" era Gaetano Badalamenti. Poi, per motivi che io ignoro, ad un certo punto Badalamenti viene estromesso del tutto dallorganizzazione e la sua qualità di capo della "famiglia" di Cinisi viene assunta da Antonino Badalamenti, come reggente, Michele Greco diviene invece capo della "Commissione". La nomina di Antonino Badalamenti viene fatta in odio al cugino Gaetano, inoltre Michele Greco, data la sua scialba personalità, era la persona più adatta a divenire capo della "Commissione" in modo tale da non ostacolare le mire di Riina [corleonese, ndr.].
«Un altro dei motivi di attrito coi "corleonesi", riferitimi direttamente da Stefano Bontate e confermatimi da Giuseppe Calò, era la posizione di Giovanni Bontate che, per mera invidia nei confronti del fratello Stefano, tramava alle sue spalle. In particolare si lamentava coi "corleonesi" ed anche con Pippo Calò, che il fratello lo trattava male. Stefano Bontate, per prudenza e per orgoglio familiare, evitava di discutere con altri di atti che riguardavano esclusivamente la sua famiglia ma mi risulta che era riuscito a tenere a freno il fratello che aveva riconosciuto le sue qualità di "capo famiglia". Tutto ciò però, non aveva mancato di lasciare strascichi e Stefano Bontate addebitava ai "corleonesi" di avere seminato zizzania in seno alla sua famiglia ponendolo, addirittura, in contrapposizione perfino con suo fratello... Del resto Giovanni Bontate é particolarmente, vicino a Michele Greco e con questultimo soleva spesso lagnarsi di presunte angherie da parte di Stefano. Anche tale fatto costituiva motivo di apprensione e di dispiacere per questultimo.
«Lomicidio del colonnello Russo [21 agosto 1977, ndr.] è stato un altro dei fatti che hanno determinato una frattura fra i"corleonesi" e Stefano Bontate. Quando avvenne tale omicidio, il Bontate, che ne era del tutto estraneo, andò a protestare vivacemente in "Commissione" ma nessuno gli dette soddisfazione. Nel senso che non gli si disse subito chi era stato lautore. Analoga vivace protesta venne mossa da Gaetano Badalamenti, il quale allora faceva parte, come "capo", della "Commissione". successivamente Michele Greco fece presente al Bontate che mandanti erano stati i "corleonesi"...
![]()
Riflessioni | I nostri lavori | Indagine | Teatro | Documenti| Bibliografia| Foderina|Antologia