DAL TABACCO ALL'EROINA
Il 22 agosto 1984 davanti ai giudici Giovanni Falcone e Vincenzo Geraci, Tommaso Buscetta racconta quello che sa del traffico di droga gestito da Cosa Nostra: «Ritornato a Palermo nel 1980 mi accorsi che un grande benessere investiva un po' tutti i membri di Cosa Nostra. Stefano Bontate mi spiegò che ciò era la conseguenza del traffico degli stupefacenti. Egli - che concordava con me, nel ritenere che il traffico degli stupefacenti avrebbe portato alla rovina Cosa Nostra - mi disse che all'origine vi era stata l'iniziativa di Nunzio La Mattina. Il contrabbando di tabacchi cominciò ad essere abbandonato da Cosa Nostra all'incirca verso il 1978, sia per gli aumentati rischi derivanti da una maggiore pressione della Finanza, sia per le beghe interne che spesso mandavano a monte affari importanti. Il La Mattina che quale contrabbandiere aveva avuto modo di avvicinare le fonti di produzione e approvvigionamento della materia prima per la produzione dell'eroina, ritenne di tentare la sorte e riuscì a convincere gli esponenti più autorevoli di Cosa Nostra. .Ad un certo punto avvenne che l'approvvigionamento delle materie prime era riservata attività di Tommaso Spadaro, Nunzio La Mattina e Pino Savoca, i quali però lavoravano ognuno per conto proprio e mantenendo gelosamente segreti i propri canali.
«Gli altri partecipavano solo finanziariamente a tale lucrosissima attività nel senso che si quotavano per finanziare l'acquisto e la raffinazione dell'eroina, ritirando poi dai laboratori palermitani il prodotto finito. Ed é da rilevare che in questo settore, come già del resto nel contrabbando, le divisioni nelle varie famiglie non operavano più, nel senso che ognuno si poteva associare con chi voleva. Io forse sono stato lunico "uomo donore" di Palermo a non aver mai avuto alcuna parte in tale traffici, sia perché, come ho già detto, ne vedevo lestrema pericolosità per la stessa sopravvivenza di Cosa Nostra, sia perché, anche per effetto della mia carcerazione ero stato tenuto in disparte. Stefano Bontate sosteneva anchegli di essere estraneo ma, per amore di verità, non saprei dire se quanto diceva corrispondeva al vero, poiché nella materia ognuno si teneva per sé quanto faceva. Vero é che l'uomo d'onore" ha l'obbligo di dire sempre la verità ma solo per la materia attinente a Cosa Nostra; gli affari invece non riguardano la mafia ed ognuno può associarsi con chi vuole. Va da sé, però, che se ci associa fra "uomini d'onore" si ha l'obbligo di comportarsi correttamente e dire sempre la verità anche nei rapporti d'affari. Ricordo in proposito che Pippo Calò tolse a Masino Spadaro la qualifica di vice capo della "famiglia" di Porta Nuova perché lo Spadaro si era comportato scorrettamente in affari di contrabbando di tabacchi che riguardavano anche altri "uomini d'onore" e, precisamente, anche lo stesso Calò. Se invece lo Spadaro avesse frodato persone non mafiose, nessun ''uomo d'onore" avrebbe potuto chiedergli nulla e soprattutto lo Spadaio non avrebbe avuto l'obbligo di dire la verità. .
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