"Funzione politica" e connessione tra mafia, gruppi economici e finanziari e pubblici poteri
di Alfredo Galasso
Credo che del rapporto tra la mafia di ieri e la mafia di oggi debba darsi un giudizio di sostanziale uniformità per quanto riguarda il segno politico, di natura conservatrice e reazionaria. Laccostamento non è davvero rituale o casuale: tanti anni fa, Accursio Miraglia è stato ucciso a Sciacca perchè in realtà, anticipando tutta la portata innovatrice della Carta costizionale, organizzava e difendeva gli interessi dei contadini attraverso lespressione di una rinnovata libertà di associazione e di iniziativa sindacale; un anno fa è stato ucciso a Catania Giuseppe Fava, giornalista, che aveva a modo suo, con vivacità e passione, esercitato un altro dei diritti fondamentali della nostra Costituzone che è la libertà di stampa. Da questo confronto viene fuori la permanente natura della posta in giuoco tra la mafia e i suoi avversari di ieri e di oggi. Questa uniformità di segno non va trascurata perché credo che combattere la mafia, e schierarsi nel combattere la mafia, sia indice di una scelta di campo molto netta da un punto di vista politico e culturale. Ci può essere staia qualche ambiguità in altri momenti difficili per la nostra democrazia, può essere stato più complicato per una parte della sinistra, non certo per il Partito comunista, prendere decisamente posizione contro il terrorismo rosso, ma certamente il discrimine è netto dinanzi alla lotta contro la mafia proprio perché netto è sempre stato il segno di conservazione e di ragione che gli interessi mafiosi hanno espresso in tutte le fasi storiche che sono state attraversate da questa tragica, sanguinosa esperienza.
Ora la mafia, oggi più di ieri, appare strettamente connessa ad un determinato assetto economico-sociale; questo attuale è un sistema di potere che è stato costrutto con grande diligenza in questi decenni e la novità sta proprio in questo più elevato livello di connessione e soprattutto nel fatto che le organizzazioni criminali di tipo mafioso sono divenute sempre più incisivamente soggetti attivi sul versante economico-sociale e su questo politico-istituzionale, che stanno tendendo a bisogna dirlo con molto realismo, se non un vero e proprio progetto politico sicuramente una funzione politica. Si dirà: ma non è stato così anche per il passato? Certo, il problema però è di dimensione e di livello, e talvolta la dimensione e il livello mutano anche la qualità di un fenomeno. Ecco perché bisogna cominciare con lo sgombrare rapidamente il campo anche da alcune interpretazioni sbagliate come quella che circola, mi pare ormai da qualche anno, da quando Leonardo Sciascia affermò che la mafia non ha più bisogno dei politici.
Secondo me è vero il contrario, semmai; del resto, basta scorrere alcune recenti, e forse meno recenti, indagini di polizia e giudiziarie per verificare quanto siano divenuti molteplici e stretti i collegamenti tra mafiosi, amministratori pubblici, uomini di partito. Questo è un punto che merita qualche ulteriore considerazione. Intanto, non è vero che soltanto oggi la mafia ha la possibilità di « reclutare » direttamente il personale politico (uso questa espressione un po rozza per semplificare). Ciò è sempre accaduto. Ho letto con grande attenzione, e con qualche emozione per la speranza che la pervade, quella lunga nota inviata dalla Federazione comunista di Agrigento, mi pare nel 1965, alla Commissione parlamentare antimafia, nella quale era documentato, appunto, come e dove la mafia aveva reclutato amministratori pubblici, uomini di partito. La gestione diretta della politica da parte della mafia in molte zone della Sicilia e del mezzogiorno è stato un dato costante; non è dunque questa la novità di oggi. La novità invece sta nel livello alto della connessione tra la mafia e la camorra, gruppi economici e finanziari, pubblici poteri. É ormai abbondantemente documentata lespansione delle organizzazioni di tipo mafioso nei traffici intenzionali di droga e di armi, questo è un elemento di novità che deve fare riflettere perché ad esempio io non credo che lattentato al treno di Bologna sia stato organizzato dalla mafia, ma credo però che esista un livello nel quale si realizza una oggettiva coincidenza di interessi tra organizzazioni criminali di diversa matrice e con diverse finalità. Non è per enfasi che si parla di terrorismo politico-mafioso. Ciò che accade a questo livello non può essere esclusivamente esplorato dalla magistratura e dalla polizia perché, quando la coincidenza di interessi è di natura politica, è estremamente difficile trovare la connessione che si traduca in prova da esibire in tribunale anche per il magistrato più capace e agguerrito che esista, anche per il migliore investigatore. É tuttavia la storia di questi anni. Aldo Rizzo ha citato esempi che sono inquietanti e che è stupefacente che non abbiano toccato, se non minimamente o addirittura provocando gesti di fastidio, i governanti di questo paese.
Caso Sindona: nella relazione della Commissione antimafia del 1976, la relazione di minoranza, si fa riferimento già per un periodo di tempo molto remoto rispetto ai tempi attua1i, ad una presenza e ad un interesse finanziario del gruppo Sindona, per esempio, nella provincia di Agrigento con lapertura di sportelli bancari che rastrellavano risparmi di ogni provenienza. É un esempio specifico, particolare, ma se ne possono fare altri; come il caso Pazienza. Mi pare evidente che cè un livello al quale i personaggi e gli interessi della mafia si confondono con quelli del terrorismo nero. Non dimentichiamo del resto, che tra i mezzi di lotta violenta usata dalla mafia cè la strage fin dallepoca di Portella della Ginestra. Ripeto, io non credo che la strage di Bologna sia stata organizzata dalla mafia, registro soltanto che al di là dellindividuazione dei colpevoli sul piano giudiziario esiste un groviglio di trame che chiama in causa una precisa responsabilità di governo; un groviglio fatto di interessi e di personaggi in carne ed ossa.
Né si può dimenticare che le indagini di polizia e giudiziarie, le stesse inchieste parlamentari, hanno messo in evidenza che non esistono territori né settori di attività economica, vecchi e nuovi o - meglio - rinnovati, nei quali la mafia rinuncia ad inserirsi utilizzando una gamma variegata di strumenti, tradizionali anche questi, non soltanto l'assassinio ma anche lintimidazione, la corruzione, la minaccia. Certo, limmensa disponibilità di denaro proveniente dal mercato della droga e la forza che è stata acquisita soprattutto sul piano finanziario hanno fatto compiere alle organizzazioni mafiose un salto di qualità: ma ciò ha accresciuto, piuttosto che indebolito, la spinta ad una penetrazione in altri settori di attività economica, dunque verso altri interessi, e la capacità di pressione politica. Infatti, cosa registriamo nella nostra terra? Che al permanere di azioni mafiose di natura tradizionale
nelle zone povere (dallabigeato, al taglieggiamento dei piccoli commercianti e artigiani,) si è accompagnato il diffondersi di una attività mafiosa nellagricoltura trasformata, in particolare nella produzione del vino, nel commercio allingrosso, negli appalti pubblici e privati, in tutta la variegata gamma di interessi che si riscontra nelle grandi città (non soltanto la speculazione edilizia, per intenderci). É una tendenza antica che si rinnova, quella della mafia di adattarsi al mutare della situazione economico - sociale ed ai grandi spostamenti sociali, allintento soprattutto della società meridionale come è accaduto nel movimento dalla campagna alla città degli anni 50.
É accaduto, a mio parere, che in epoca abbastanza recente sono stati soprattutto i grandi flussi di denaro pubblico e privato ad esercitare una forte attrazione nei confronti dalla mafia. É provato che la notevole quantità di risorse finanziarie che sono state destinate alla ricostru2ione delle zone terremotate del Belice ha sollecitato, spesso con successo, liniziativa di intere famiglie di mafiosi tendente sia allaccaparramento di benefici sia ad unattività di intermediazione fra Stato e destinatari, in un intreccio perverso tra attività mafiosa e corruzione. Ed è altrettanto provato che i mafiosi diventano, direttamente o per interposta persona, imprenditori nei settori interamente o prevalentemente assistiti con finanziamenti statali o regionali, dalle opere pubbliche, allagricoltura, alledilizia.
Ora, in una prima fase dello sviluppo della mafia lattività produttiva, quindi la qualifica di imprenditore, coltivatore, etc., era spesso fasulla o comunque provvisoria perché serviva ad acquisire il beneficio o a mimetizzare il mafioso; più recentemente si è sviluppata una vera e propria rete imprenditoriale, quella che ormai si chiama « mafia imprenditrice », attraverso liniziativa diretta di alcune famiglie oppure attraverso lalleanza con imprenditori preesistenti.
Daltra parte ;n questa direzione premeva una esigenza fondamentale, che era il riciclaggio dei proventi del traffico della droga e qualche volta del traffico delle armi, una quantità enorme di denaro. Se è così, è importante saper distinguere, in una strategia antimafia, ciò che a livello di attività imprenditoriale ed economica è oggetto di intimidazione - ricatto da parte delle organizzazioni e delle cosche mafiose, ciò che è collegamento di interessi, ciò che è attività imprenditoriale direttamente mafiosa; perché io credo che per quanto riguarda il primo versante è necessario sviluppare una grande iniziativa, anche questa politica, non certamente giudiziaria, che tenda a recuperare alla grande quantità di imprenditori (piccoli, medi o grandi che siano, non importa la dimensione) il massimo della libertà di iniziativa economica, mentre va duramente combattuta con tutti gli strumenti politici e giudiziari - quindi va combattuta anche con la repressione, per intenderci - la degenerazione dellattività economica che è il frutto di una alleanza in atto tra imprenditori, vecchi e nuovi che siano, e mafiosi, oltre che quella attività economica che è direttamente espressione di famiglie mafiose.
Peraltro, nel momento in cui, per effetto di questa spinta che chiamerei allammodernamento dellorganizzazione mafiosa e di quella all investimento del denaro sporco, la criminalità mafiosa diventa sempre più intensamente criminalità economica, questa attività si articola ulteriormente e si sviluppa, cercando e in parte realizzando collegamenti stabili a livello territoriale, in primo luogo tra le varie organizzazioni che sono presenti in Italia ed all'estero. Anche qui c'è stato uno sviluppo di questi contatti, talvolta un collegamento organico tra mafia e camorra, o tra mafia siciliana e mafia americana. La qualcosa richiede che si intensifichi e soprattutto che si renda stabile ed efficiente la collaborazione tra i paesi interessati dalla presenza delle varie sezioni della criminalità organizzata. Ora questo salto di qualità, e qui non mi importa sapere se corrisponde o meno a un disegno preciso di un super vertice delle organizzazioni mafiose, ha comunque determinato l'insorgere di tensioni e di contraddizioni all'interno stesso delle organizzazioni criminali; il che spiega la recrudescenza, in questi anni, delle reciproche eliminazioni. Ma ha determinato anche l'insorgere di tensioni e contraddizioni nel sistema politico istituzionale, nel sistema dei partiti, nella società. Sono tensioni e contraddizioni, anche qui voglio dirlo con molto realismo, che permangono acutissime e il cui esito non è scontato; perché io sono convinto che le forze democratiche che operano nella società e nello Stato non hanno ancora vinto la battaglia intrapresa, però l'hanno intrapresa, e peraltro le organizzazioni criminali di tipo mafioso non sono riuscite ad imporre e dovunque il proprio sistema di potere. Ma per vincere la battaglia, bisogna verificare quali sono le condizioni favorevoli che hanno comunque consentito il raggiungimento di questo livello ulteriore di compenetrazione tra mafia, economia e politica, che mi pare il tratto saliente, se non del tutto nuovo sicuramente predominante, di questi tempi. Certo, in primo luogo cè stato un aggravarsi della situazione economica e sociale, che richiede anche una presa di posizione polemica sul piano politico generale, perché non si può sentir dire che va tutto bene, che addirittura la strage di Bologna è stata organizzata per buttare discredito su un governo che finalmente aveva messo a posto tutto, aveva assicurato condizioni oli stabilità e sicurezza, e poi avere ogni giorno sotto gli occhi, citati da fonti non sospette, come il professore Ruffolo, dati che dimostrano come la forbice tra il Mezzogiorno e il resto del paese si sia spaventosamente allargata, in termini non solo economici ma anche sociali, quali laumento della disoccupazione e in particolare della disoccupazione giovanile. Io concordo con la lettura che tende oggi a ridimensionare la concezione neovolontaristica della questione meridionale secondo cui la ricchezza di miniimprenditoria, la forza di autopropulsione delle energie vitali del Mezzogiorno possa di per sé essere il rimedio di tutti i mali.
Cè stata forse qualche illusione, anche a sinistra, in questo senso, e credo che debba essere rapidamente eliminata. Naturalmente non scoppierà domani la rivoluzione nel Mezzogiorno, ma ciò non vuol dire affatto che in molte zone del Sud non si stia peggio, molto peggio di prima, naturalmente parlando in senso relativo, e che in altre zone segnate più da una crescita del reddito che non della produttività si debba pagare laltissimo costo economico e sociale della criminalità organizzata. Questo va detto con molta fermezza: la criminalità organizzata di tipo mafioso è un costo economico e sociale, non è affatto fonte di benessere diffuso, ragionando beninteso sulla base di analisi economiche rigorose, non di chiacchiere o slogans suggestivi. Daltra parte, proprio la presenza di una serie di contraddizioni anche di tipo territoriale che si avvertono sul piano economico e sociale determina un humus favorevole al diffondersi della criminalità organizzata e (meno in Sicilia, più in Campania addirittura una sorta di opera di reclutamento, perfino di assistenza su vasta scala, che indubbiamente produce consenso sociale.
Unaltra condizione favorevole, secondo me la più importante, è costituita da quel sistema di potere elastico e resistente che la DC ed i suoi alleati sono riusciti a costruire nel Mezzogiorno. Sono costretto ancora a schematizzare, perché allo stato attuale cè in realtà un intrecciarsi e un sovrapporsi continuo di fenomeni. Però resto convinto che in assenza di un certo modo di governare la cosa pubblica che è stato omologo a questo sistema di potere fatto di interessi economici, sociali, politici, di un certo modo di governare sia al livello locale, sia al livello nazionale, la mafia non avrebbe potuto compiere quel salto dì qualità che lha portata alla pari delle più potenti organizzazioni della criminalità economica sul piano mondiale.
Pensiamo, ad esempio, alla manovra della spesa pubblica ed agli interessi sottostanti. Questa manovra ha permesso di erogare benefici di tipo assistenziale a pioggia, ma ha determinato al tempo stesso la possibilità di una selezione mirata dei destinatari attraverso lampio potere discrezionale degli assessori regionali e il vassallaggio degli amministratori locali, per cui si è verificato che si dà un milione al contadino per rifare un pezzo di strada poderale spesso poi con la intermediazione determinante dal capomafia grande elettore locale, poi si dà un miliardo al neo proprietario terriero per impiantare o migliorare unazienda agricola su unarea che lindomani viene espropriata a peso doro per una grande opera pubblica da insediare. Questo è il gioco della manovra della spesa pubblica e degli interessi sottostanti. E se aggiungiamo il modo altrettanto spregiudicato di usare, per fare un altro esempio, gli strumenti urbanistici nelle grandi e medie città, si comprende come tale modo di governare abbia creato o facilitato la formazione di gruppi di interesse e di centri di potere che sono stati immediatamente o successivamente dominati dalle organizzazioni mafiose, e abbia determinato contemporaneamente vasti fenomeni di corruzione o di collusione fra apparati pubblici e clan mafiosi ovvero tra singoli esponenti della criminalità organizzata e singoli uomini politici.
Ora se consideriamo lincidenza che la spesa pubblica ha, e secondo me deve continuare ad avere, perché non ci sono illusioni neoliberiste che possano per i prossimi decenni sostituire il ruolo predominante della spesa pubblica nelleconomia meridionale, ci accorgiamo che esistono vasti strati di popolazione nel Mezzogiorno e in Sicilia che vengono a trovarsi in una condizione di doppia dipendenza: dagli umori e dagli interessi del resto del paese, intendendo non soltanto quelli dei governanti ma anche quelli dei padroni del Nord, nonché dalle condizioni mutevoli dello scambio politico - mafioso a livello locale.
In questa situazione, quale strategia antimafia può avere la possibilità di successo? Ci vuole altro che un ministro plenipotenziato per rendere lintervento aggiuntivo una leva di autopropulsione e lo Stato un soggetto che, come si dice, aiuti a fare! Se sono questi gli interessi attuali della mafia, se é questo lintreccio tra mafia, politica e affari, la battaglia democratica va condotta con energia ma senza miti, stando molto ai fatti, agendo contemporaneamente sui due fronti: il fronte delle politiche economico - sociali e quello della repressione e della prevenzione specifica, con particolare riguardo alla repressione di tipo giudiziario che secondo me per molti anni ancora sarà chiamata a svolgere una funzione di frontiera nella lotta alla mafia e per questo deve essere attrezzata e sorretta dal consenso della gente momento per momento. Una battaglia che viene condotta solo su uno dei due fronti non ha possibilità di successo, né lazione giudiziaria che non si accompagni ad una politica di riforme economiche e sociali, né lazione riformatrice che non sia integrata dalla eliminazione di quel grumo di legalità che si è condensato attorno alle attività mafiose. Proprio perché cè un intreccio ormai perverso tra i bisogni fondamentali e attività illecite, tra sviluppo economico dipendente e potenza delle organizzazioni criminali, a tutto campo deve riprendere liniziativa politica e sindacale - da quanto tempo su questo terreno il sindacato tace - poiché passare dallidea del piano ai programmi, ai progetti anche con riguardo allintervento aggiuntivo, ridefinire concretamente i rapporti tra lo Stato e la Regione, tra spesa pubblica nazionale e spesa pubblica regionale, dà certamente dignità e slancio ai soggetti pubblici ed ai soggetti privati e crea condizioni favorevoli per spezzare lo scambio politico-mafioso. Ma tutto ciò é possibile se contemporaneamente si individuano e si reprimono le attività illecite, se si smantellano sul piano della polizia e sul piano giudiziario le organizzazioni criminali, se si spezzano le trame di complicità e di connivenza tra queste e le sedi di esercizio dei pubblici poteri.
Per concludere, qualcosa ;a detta ancora sulla legge La Torre.
É stato un fatto straordinariamente importante che dobbiamo rivendicare a merito del nostro partito e di chi in Parlamento lha presentata come Pio La Torre, che si sia varata, pur con grande ritardo, la legge antimafia, una legge antimafia degna del nome, se consideriamo che nel 1982, prima dellapprovazione di questa legge, erano ancora in vigore quelle norme che mettevano insieme mafiosi e vagabondi e li sottoponevano alle solite misure di prevenzione di tipo personale che più presto vengono spazzate via dalla legislazione italiana meglio è, giacché fanno, a mio parere, più danno che beneficio. La legge La Torre ha introdotto un altro sistema di prevenzione, quello delle indagini e delle sanzioni di natura patrimoniale. Se gli interessi mafiosi sono di quella natura, è quel tipo di sanzione che incide, non altra. Ed è stato anche molto importante che in un articolo di legge del codice penale sia stata introdotta finalmente la definizione dellassociazione di tipo mafioso. Limportanza ,va colta non solo dal punto di vista giudiziario, quanto dal punto di ,vista politico e culturale: in una legge dello Stato italiano cè scritto che cosa è mafia, quando la giurisprudenza della Cassazione, in anni non remoti, indaga ripetendo che là mafia non esisteva, non era unassociazione a delinquere, era un modo di pensare siciliano, ma era sottinteso. La legge La Torre, é stato detto e non posso che ripeterlo, richiede una applicazione piena e rigorosa. Ciò significa che devono essere sviluppate tutte le potenzialità della legge, ma anche che essa deve essere attuata nel modo giusto. Tuttavia, anche se la legge La Torre fosse applicata pienamente e con rigore, rendendo possibile quellazione di repressione che è indispensabile per spezzare tutti i circuiti dellattività illecita di tipo mafioso, bisogna raccogliere della legge e del suo primo firmatario lispirazione di fondo, che è quella di ripristinare la legalità e la correttezza nellattività economica, la trasparenza e lefficienza nel comportamento della pubblica amministrazione. Nel Mezzogiorno e in Sicilia questa è una vera e propria sfida. Una sfida di grande, potente rinnovamento economico, sociale, politico, che non riguarda dunque solo la magistratura e la polizia. Naturalmente gli avversari della legge sono agguerriti, non solo sanno cogliere gli aspetti negativi dellapplicazione della legge, ma provano a metterne in discussione perfino il fondamento costituzionale. Anche i1 coro dei garantisti, dalla parte dei mafiosi, non è una novità assoluta. Le tesi difensive dei mafiosi è da quarant'anni che sono all'insegna del garantismo e all'insegna del garantismo è stata costruita la tipica strategia difensiva della mafia, quella della insufficienza di prove.
Concludo su questo aspetto particolare, che mi è venuto in mente leggendo un vecchio rapporto della Commissione d'inchiesta sulla mafia, nel quale si mette in evidenza come la strategia degli avvocati difensori della mafia è una strategia mirata tutta in direzione dell'insufficienza di prove. Ai mafiosi interessa l'assoluzione per insufficienza di prove molto più che l'assoluzione per non aver commesso il fatto, interessa smantellare un sistema probatorio per dimostrare che lo Stato non ha i mezzi per reprimere le attività ille-
cite di tipo mafioso e per lasciare un alone di ombra sul fatto che quel determinato soggetto è mafioso o non lo è. Sono le mezze verità che hanno fatto il successo della mafia e della cultura mafiosa che per molti anni è stata presente anche nelle aule giudiziarie. Da questo rapporto si ricava come l'affinamento dell'attività di indagine della polizia e della magistratura, l'affinamento professionale sia elemento decisivo per eliminare questa cultura e insieme rompere i1circuito di impunità che se ne alimenta. Dal 1866 in poi tutte le inchieste, tutti i libri sulla mafia sono percorsi da questo filo comune: l'impunità giudiziaria, la chiusura senza condanne di tutti i processi di mafia, per esecutori e mandanti. Bene, alcuni magistrati sono riusciti, oggi, con grande pazienza e con grande capacità professionale, a mettere in crisi questo elemento fondamentale del sistema di potere mafioso, che è l'impunità. Evidentemente, più si incide in tale direzione, più si toccano i vari tasselli del sistema di potere: non solo il mafioso ma anche l'imprenditore alleato, i1 pubblico amministratore, luomo politico e via dicendo. Ecco che la lotta alla mafia diventa lotta politica nel senso che non appartiene più soltanto alla competenza del giudice o del poliziotto. Ecco che entra in giuoco la credibilità dello Stato intero.
Sono convinto che Buscetta ha detto ai magistrati le cose che gli interessavano; da perdente è diventato vincente o viceversa, non importa. Però credo che per Buscetta e per molti altri mafiosi che hanno deciso di parlare, di dire ciò che sanno o ciò che gli interessa dire, ha funzionato anche una molla importante: quella di essersi trovati di fronte per la prima volta un pezzo di Stato che aveva credibilità, che in qualche modo rappresentava limmagine forte e pulita di uno Stato che mai avevano conosciuto. ,Anche questo, come i tanti movimenti di massa che si sono sviluppati, apre alla speranza; non alla speranza che la mafia cessi di essere invincibile perché ci sono stati dei momenti in cui la mafia è stata sconfitta, ma alla speranza che sia estirpata, che è cosa più difficile. Lorigine della mafia, la sua matrice storica è sicuramente legata al fatto che il popolo siciliano ha avuto dinanzi a lungo uno Stato che esprimeva una funzione repressiva nei confronti dei movimenti di emancipazione e di liberazione e al tempo stesso era alleato dei capimafia; un popolo che ha visto alcuni suoi figli, assurti al potere, usare contro la propria terra i cannoni di uno Stato corrotto o anche soltanto inerte contro i grandi criminali. Se oggi lo Stato democratico si presenta con il volto di alcuni valorosi magistrati e uomini delle forze dellordine, di una scuola sempre più ricca di giovani e insegnanti ansiosi di pace e giustizia sociale, di un partito che in Sicilia - bisogna ribadirlo - è nato nella lotta alla mafia e ai suoi complici, è anche in questo che prende corpo limmagine della speranza.
GLI STRUZZI 185
Michele Pantaleone
Mafia e droga
EINAUDI
![]()
Riflessioni | I nostri lavori | Indagine | Teatro | Documenti| Bibliografia| Foderina|Antologia