IL CODICE DELLONORE
«Intendo premettere che non sono uno spione... E non sono nemmeno un pentito... Sono stato un mafioso ed ho commesso degli errori per i quali sono pronto a pagare integralmente il mio debito con la Giustizia...». Con queste parole il 16 luglio 1984, alle ore 12,30, nella sede della Criminalpol di Roma, Tommaso Buscetta, detto "don Masino", incomincia a parlare davanti al giudice palermitano Giovanni Falcone. In quel momento Buscetta violando la ferrea regola dell omertà ; vigente fra gli "uomini donore", apre uno squarcio sul mondo di Cosa Nostra siciliana. Per mesi e mesi racconterà fatti e misfatti, agguati e delitti, nomi e cognomi di boss, killer, picciotti. Il suo primo vero e proprio interrogatorio (sostenuto sempre a Roma il 21 luglio 1984) partirà dalla descrizione di cosè veramente la mafia, comè organizzata, strutturata, che regole la circondano, come si deve comportare un vero "uomo donore". Eccolo, parola per parola.
<La parola "mafia é una creazione letteraria, mentre i veri. mafiosi sono semplicemente chiamati "uomini d onore". Ognuno di essi fa parte di una "borgata" (questo nella città di Palermo, perché nei piccoli centri lorganizzazione mafiosa prende nome dal centro stesso) ed é membro di una "famiglia". In seno alla "famiglia" vi sono: "il capo", eletto dagli "uomini donore". Egli a sua volta, nomina "il sottocapo", uno o più "consiglieri" (se però la "famiglia" é vasta anche i "consiglieri" sono eletti in numero non superiore a tre) e i "capi decina". Il capo della "famiglia" viene chiamato rappresentante della "famiglia" stessa. Al di sopra delle "famiglie" con funzione di coordinamento , esiste una struttura collegiale, chiamata "Commissione", composta di membri ciascuno dei quali rappresenta tre "famiglie"ed é designato dai "capi" delle stesse. I membri della "Commissione" - ai miei tempi - duravano in carica per tre anni. Nel suo insieme questa organizzazione si chiama "Cosa Nostra", così come negli Stati Uniti.
«Per ogni provincia interessata dal fenomeno mafioso vi é una "Commissione" o "Cupola" che coordina le attività delle singole
"famiglie". Ciascuna "Commissione é sorta, in origine, per dirimere i contrasti fra i membri delle varie "famiglie" e i rispettivi capi. Successivamente la sua funzione si é estesa fino a disciplinare e coordinare le attività delle "famiglie" esistenti in una provincia. i rapporti fra le varie "Commissioni" sono paritetici e sono mantenuti dai capi delle stesse. Attraverso tale meccanismo é possibile la costituzione di alleanze o, comunque, di accordi su affari dinteresse comune. ogni provincia é autonoma anche se le decisioni adottate dalla "Commissione" di Palermo sono indicatrici di una linea di tendenza adottata dalle altre "Commissioni".
<Quando la "Commissione" decide di commettere un omicidio, viene formata dalla "Commissione" stessa la squadra che dovrà eseguire la decisione ed è in facoltà della stessa di scegliere gli esecutori in qualsiasi "famiglia", senza informarne il "capo". Lorganizzazione del delitto quindi é un fatto esclusivamente proprio della "Commissione" e dovrebbe essere ignoto a tutti gli altri, ad eccezione degli autori naturalmente. Nessun omicidio può essere compiuto nella zona dinfluenza di una determinata "famiglia" senza il benestare del capo della "famiglia" stessa. Per gli omicidi di maggior rilievo occorre invece il consenso di tutta la "commissione". Le decisioni della "Commissione" vanno eseguite a tutti i costi.
<,Alle riunioni della "Commissione" si partecipa disarmati>.
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