IL DIARIO DI DALLA CHIESA

Tommaso Buscetta parla per la prima volta dell'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa il 19 ottobre 1984, davanti al giudice Giovanni Falcone. In quell'occasione Buscetta pronuncia poche parole: «L'omicidio Dalla Chiesa per quanto a mia conoscenza é stato compiuto nell'interesse dei catanesi facenti capo a Benedetto Santapaola, col consenso unanime della "Commissione"». Il 30 luglio dello stesso anno Tommaso Buscetta farà al giudice Falcone un racconto più esplicito. Dice a verbale: «Ricordo che la sera del 3 settembre 1982 [il giorno in cui fu ucciso Dalla Chiesa, ndr.], mi trovavo all’hotel Regent di Belem in Brasile insieme con Gaetano Badalamenti [carismatico capo mafioso, emigrato in Brasile per sottrarsi, durante l'ultima guerra di mafia, alla vendetta dei "corleonesi", ndr.]... Mentre eravamo davanti alla televisione venne diramata la notizia dell' uccisione, a Palermo, del generale Dalla Chiesa. Il Badalamenti, commentando con me tale evento disse che sicuramente era stato un atto di spavalderia dei corleonesi che avevano così reagito alla sfida contro la mafia lanciata da Dalla Chiesa. Soggiunse che certamente erano stati impiegati i catanesi – proprio perché più vicini ai corleonesi - e disse che qualche uomo politico si era così sbarazzato, servendosi della mafia, della presenza ormai troppo ingombrante del generale. Soggiunse a dimostrazione del suo ragionamento, che i catanesi erano stati impiegati perché, occorrendo muoversi in pieno centro cittadino per l'esecuzione dell'attentato, occorrevano volti  nuovi non identificabili dai palermitani. Inoltre mi ricordò l'omicidio Ferlito [Alfio Ferlito, boss catanese rivale di Benedetto Santapaola, ucciso nella guerra fra i due clan, ndr.] e soggiunse che con l'omicidio i catanesi avevano ricambiato il favore ricevuto con l'uccisione di Ferlito».

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