IL GENERALE DEVE MORIRE

Le parole di Buscetta, ma più ancora le deduzioni di Gaetano Badalamenti, troveranno nelle carte dei giudici piena, totale conferma. La decisione di uccidere il generale, di dare il via alla cosiddetta "Operazione Dalla Chiesa'', viene presa all'unanimità dalla Commissione" di Palermo. E il delitto viene eseguito con l'accordo decisivo del clan catanese facente capo a Benedetto Santapaola, vicinissimo ai corleonesi di Luciano Liggio. Ma quella sera del 3 settembre all'hotel Regent il vecchio e saggio Badalamenti disse qualche cosa di più, di più importante. Il vecchio "uomo d’onore" disse anche: «Qualche uomo politico si é così sbarazzato, servendosi della mafia, della presenza ormai troppo ingombrante del generale». Qualche uomo politico. Ma chi ? E stato dunque un delitto politico-mafioso quello del prefetto di Palermo? I giudici non sembrano avere dubbi in questo senso.

La ricostruzione, minuziosa, fatta del contesto politico e sociale in cui Dalla Chiesa mosse i suoi passi nella città é impressionante. Il generale stesso ha subito la sensazione che qualcosa stia per accadere.

Dalla Chiesa, conscio dei pericoli cui va incontro, cerca di prendere delle precauzioni politiche, chiede delle garanzie, cerca di capire fino a che punto ha le spalle coperte oppure no. É per questo che il 2 aprile, poche settimane prima di assumere l'incarico di prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa scrive una lettera al capo del governo, Giovanni Spadolini. E una lettera illuminante, esplicita. Vale la pena di leggerla tutta.

«Gentilissimo professore, faccio seguito ad un nostro recente colloquio e, se pur mi spiaccia sottrarle tempo, mi corre l'obbligo - a titolo di collaborazione e prima che il tutto venga travolto dai fatti - di sottolineare alla sua cortese attenzione che: - la eventuale nomina a Prefetto di Palermo, benché la designazione non possa che onorare, non potrebbe restare da sola a convincermi a lasciare l'attuale carica;

- la eventuale nomina a Prefetto di Palermo non può e non deve avere come "implicita" la lotta alla mafia, giacché si darebbe la sensazione di non sapere cosa sia le cosa si intenda) l’espressione "mafia";

si darebbe la certezza che non è nelle più serie intenzioni la dichiarata volontà di contenere e combattere il fenomeno in tutte le sue molteplici manifestazioni ("delinquenza organizzata" è troppo poco! ) ;

- si dimostrerebbe che i "messaggi" già fatti pervenire a qualche organo di stampa da parte della "famiglia politica" più inquinata del luogo [secondo Nando Dalla Chiesa il padre si riferiva agli "andreottiani", ndr.] hanno fatto presa là dove si voleva.

«Lungi dal voler stimolare leggi o poteri "eccezionali", é necessario ed onesto che chi é dedicato alla lotta di un "fenomeno" di tali dimensioni, non solo abbia il conforto di una stampa non sempre autorizzata o credibile e talvolta estremamente sensibile a mutamenti di rotta, ma goda di un appoggio e di un ossigeno ''dichiarato'' e ''codificato" :

- "dichiarato" perché la sua immagine in terra di "presagio" si presenti con uno "smalto" idoneo a competere con detto prestigio; -"codificato" giacché, nel tempo, l'esperienza (una macerata esperienza) vuole che ogni promessa si dimentichi, che ogni garanzia (''si farà'', "si provvederà") si logori e tutto venga soffocato e compresso non appena si andranno a toccare determinati interessi.

Poiché é certo che la volontà dell'on. Presidente non é condizionata da valutazioni men che trasparenti, ma é altrettanto certo che personalmente sono destinato a subire operazioni di sottile e brutale resistenza locale quando non di rigetto da parte dei famosi "palazzi" e poiché, da persona responsabile, non intendo in alcun modo deludere le aspettati;e del signor Ministro dell'Interno e dello stesso Governo presieduto da un esponente che ammiro e che voglio servire fino in fondo, vorrei pregarla di spendere - in questa importantissima fase non solo della mia vita di "fedele allo Stato" – il contributo più qualificato e convinto, perché l'iniziativa non abbia a togliere a questa nuova né la componente di una adesione serena, né il crisma del sano entusiasmo di sempre: quello più responsabile. Con ogni e più viva a considerazione. Suo gen. Dalla Chiesa».

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