I MILIARDI DELLA DROGA
Guerre di mafia, delitti feroci, cadaveri eccellenti, vendette e alleanze: da sempre la mafia conduce la sua guerra contro lo Stato con uno scopo ben preciso. Difendere i propri interessi, le proprie attività delinquenziali, i loschi traffici. Prima le speculazioni edilizie, poi il contrabbando delle sigarette, ora, soprattutto, il traffico degli stupefacenti. Un colossale vortice di miliardi di lire da guadagnare e da reinvestire.
Valga per tutti un dato segnalato dai giudici palermitani: per ogni mille lire investite nella droga, alla fine dellanno, Cosa Nostra incassa 140 milioni. Per queste cifre da capogiro si ammazza, si tradisce, si corteggiano uomini politici e intraprendenti finanzieri, si entra nelle banche e si esporta in Svizzera.
Ma come funziona questo gigantesco traffico degli stupefacenti? E, soprattutto, come ha saputo Cosa Nostra trasformare il contrabbando dei tabacchi in quello di morfina ed eroina? Tramite quali canali e quali personaggi? Basta leggere il racconto che Tommaso Buscetta ha fatto ai giudici e che loro hanno riportato nella loro ordinanza di rinvio a giudizio da pagina 949 a pagina 977. Parole di Buscetta: «Allincirca nel 1973-1974, avviene il "boom" del contrabbando di sigarette estere; allora, i maggiori contrabbandieri erano i palermitani Tommaso Spadaro e Nunzio La Mattina entrambi della "famiglia" di Pippo Calò ed il napoletano Michele Zaza. I due palermitani originariamente contrabbandieri, diventano "uomini donore" perché con essi Cosa Nostra ha intravveduto la possibilità di compiere lucrosi affari. Lo stesso dicasi per Michele Zaza che diviene però "uomo donore"dopo il boom del contrabbando. Tanto per farsi una idea delle dimensioni del traffico basti dire che, mentre in precedenza era considerato un grosso contrabbando quello di cinquecento casse di sigarette per volta, in seguito ogni nave contrabbandiera scaricava non meno di 35 mila-40 mila casse per ogni viaggio. Ne consegui per Cosa Nostra la necessità di far divenire "uomini donore" i maggiori contrabbandieri e, cioè, Spadaro, La Mattina e Michele Zaza per renderli più docili ai propri voleri. Mi risulta che La Mattina si associava con Stefano e Giovanni Bontate, mentre Spadaro era socio soprattutto di Pippo Calò; Michele Zaza infine, era socio di Alfredo Bono che chiamava "compariello". Ho saputo in proposito che ad un certo punto si stabilirono dei turni per evitare che più navi sostassero contemporaneamente nel Tirreno in attesa dello scarico della merce. Si stabilì pertanto dalla "Commissione" che non più di una nave per volta sostasse nel Tirreno e si programmò un turno: una nave veniva scaricata per conto della "Commissione", una per conto di Calò e soci, una per conto di La Mattina e soci, una quarta per i napoletani (Zaza e soci. Stefano Bontate mi raccontava, ridendo, che Michele Zaza usava ogni trucco per scaricare le casse di sigarette nel proprio interesse anziché in quello dei "capi famiglia" palermitani>>. A questo racconto di Buscetta, qualche tempo dopo, ha fatto seguito la deposizione rilasciata ai giudici di Palermo - da Salvatore Contorno. Il quale ha raccontato: «A partire dal 1974 io sono andato diverse volte a Napoli insieme ad altri siciliani che allepoca erano dediti al contrabbando di sigarette. Io facevo parte della "famiglia" di Stefano Bontate e Totuccio Federico, Mimmo Teresi e Stefano Giaconia. Devo far presente che cera un gruppo di siciliani che dimoravano stabilmente a Napoli per ragioni di traffico di tabacco. Tra questi Nunzio La Mattina, Totuccio Federico, Giuseppe Baldi - legati alla cosca di Pippo Calò - Vincenzo Spadaro, il fratello Giuseppe. Saltuariamente a Napoli andava anche Tommaso Spadaio anchegli appartenente alla cosca di Calò. A Napoli venivano spesso molti altri "uomini donore" di varie "famiglie", tra i quali Alfredo e Giuseppe Bono, della "famiglia" di Bolognetta legata ai "corleonesi", Pippo Calderone, compare di Michele Zaza, Pietro Loiacono, Antonino Calderone, Bernardo Brusca di S. Giuseppe Jato, Michele Greco, Salvatore Riina, Giovanni Pullarà e Filippo Marchese, Nicola Milano che abitava allhotel President a Santa Lucia... Gli incontri tra i siciliani e i napoletani avvenivano in locali pubblici di Napoli Marano e San Giovanni a Teduccio. Tra i locali frequentati da mafiosi a Napoli ricordo il ristorante "U' cafone", il night club "84" e altri. Io ho conosciuto sia Michele e Salvatore Zaza che i fratelli Lorenzo e Ciro Nuvoletta per averli incontrati a Napoli e a Marano.
«In quest'ultima località ho partecipato a due importanti riunioni avvenute nel 1974 e nel 1979. Le riunioni di Marano avvennero in due tenute di proprietà dei Nuvoletta. Nel 1974 andai ad una riunione, con Federico Salvatore e Stefano Giaconia, che si tenne a Marano in una tenuta agricola... Ricordo che nella tenuta agricola dei Nuvoletta, all'incontro del 1974, c'erano diversi siciliani tra i quali Pippo Calò, Salvatore Riina, Tommaso Spadaro, Nunzio La Mattina, i fratelli Giuseppe e Antonino Calderone, Nicola Milano, Bernardo Brusca, Giovanni Pullarà e altri. La riunione del '74 avvenne per motivi inerenti al contrabbando di tabacco al quale erano interessati sia i napoletani che i siciliani. A questa riunione parteciparono anche Michele e Salvatore Zaza che erano al vertice dell'organizzazione contrabbandiera, si fecero i conti per dividere i soldi ricavati dal contrabbando di sigarette.
«L'altra riunione, nel 1979, avvenne a Marano, in un'altra tenuta agricola dei Nuvoletta, per sciogliere, di comune accordo, la società tra napoletani e siciliani relativa al contrabbando di tabacchi e ciò a causa delle difficoltà di controllare l'attività di Michele Zaza e di Tommaso Spadaro che facevano la parte del leone. Lo scioglimento della società non significò che i rapporti s'interrompessero, poiché ognuno stipulò accordi con chi voleva. Da quel momento cominciò a svilupparsi l'attività inerente al traffico di stupefacenti alla quale hanno partecipato sia napoletani che siciliani».
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