LA CONFESSIONE DEL BOSS

« In realtà accadeva che la "Commissione" era divenuta un fatto puramente formale e che le decisioni venivano prese prima e, comunque, all’insaputa di Stefano Bontate e di Gaetano Badalamenti. In buona sostanza i "corleonesi" avevano tirato un po’ tutti dalla propria parte e, stravolgendo le regole tradizionali del!a mafia, miravano ad acquistare il predominio assoluto. L’unica persona di buon senso era rimasta Stefano Bontate, che poteva contare sull’appoggio, ma ciò solo successivamente, di Salvatore Inzerillo. Gaetano Badalarnenti invece era sempre stato sulla stessa linea di Bontate ma, dal 1978, non contava più nulla in seno all’organizzazione mafiosa».

Il 1978 è un anno importante. I dissidi diventano veri e propri contrasti in seno alla "Commissione" di Cosa Nostra. In questo contesto s’inserisce l’omicidio del boss Giuseppe Di Cristina. Ancora parole di Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone: «L’omicidio di Giuseppe Di Cristina costituì un ulteriore motivo di attrito. Quest’ultimo era il "capo" della"famiglia" di Riesi e, com’è noto, é stato ucciso a Palermo. Salvatore Inzerillo era particolarmente adirato per il fatto che l’omicidio era stato commesso nel suo territorio nel quale, addirittura, era stata lasciata l’autovettura utilizzata dal killer di Di Cristina. Da un lato l’Inzerillo protestò vivacemente con la "Commissione" e con Michele Greco in particolare, per la grave trasgressione del suo territorio; dall’altro va rilevato che Inzerillo e Di Cristina e Bontate erano ottimi amici. Da Michele Greco e dalla "Commissione" allora si disse che il Di Cristina era stato ucciso per motivi attinenti al suo territorio e che egli era un confidente dei carabinieri. In realtà, come mi dissero Bontate e Inzerillo, Di Cristina era stato fatto fuori dai "corleonesi", col pieno avallo della "Commissione", ad eccezione di Rosario Riccobono>>.

In effetti che Di Cristina avesse cominciato a "cantare" coi carabinieri é vero. Ma c’era un motivo. Scrivono i giudici palermitani nella loro ordinanza: <<Il Di Cristina resosi conto, ormai, che i "corleonesi" ne avevano decretato la fine, aveva inteso rivelare, informalmente, ai carabinieri il ruolo degli stessi [i corleonesi, ndr.] in seno a Cosa Nostra, sperando che un tempestivo intervento degli organismi repressivi statuali sui suoi avversari avrebbe potuto, almeno temporaneamente, distoglierli dal proposito di eliminarlo». Così non fu. Il 30 maggio 1978 Di Cristina viene assassinato. Scrivono ancora i giudici: «L’eliminazione di Di Cristina costituisce il primo passo di un lucido piano, attuato con feroce determinazione dai "corleonesi", per eliminare, ad uno ad uno, tutti i più potenti alleati di Stefano Bontate, di modo che la programmata eliminazione dello stesso Bontate non avrebbe scatenato reazioni di sorta. E l’errore di Stefano Bontate, in questa tragica partita a scacchi, é stato proprio di non aver capito in tempo il perverso piano dei suoi avversari».

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