LA TELA DI RAGNO DEI CORLEONESI

L’abilità dei "corleonesi" in quei tragici mesi é quella di saper giocare più d’una "partita a scacchi". L'altro tavolo su cui puntano le loro carte e le loro armi é quello dello scontro frontale contro lo Stato. Gli omicidi del capo della Squadra Mobile, Boris Giuliano, del presidente della Regione, Piersanti Mattarella, del giudice Cesare Terranova fanno tutti pane di una sanguinosa tela di ragno che "i corleonesi" riescono a tessere per accrescere il loro potere all’interno e all’esterno della "Commissione". Racconta Buscetta: «Anche questi omicidi hanno determinato l’allargamento del solco esistente fra Bontate e Inzerillo da un lato ed il resto della "Commissione" dall’altro».

Lo scontro fra le "famiglie" all’interno di Cosa Nostra - così come volevano i "corleonesi" é ormai diretto. Stefano Bontate va dicendo in giro che vuole presentarsi in "Commissione" armato e uccidere Salvatore Riina. Una mossa imprudente, non da boss di rango, una mossa impulsiva, non ragionata. Per i "corleonesi" é il momento di agire. E come al solito lo fanno con notevoli sottigliezze strategiche. Racconta Buscetta: «Salvatore Riina é tanto cinico da rivolgersi a Salvatore Inzerillo per inviare negli Usa un carico di 50 chili di eroina, poco prima dell’omicidio di Stefano Bontate... Nel frattempo io riuscii ad ottenere che Stetano Bontate e Salvatore Inzerillo s’incontrassero, a Roma, con Pippo Calò. Io partii per Roma per conto mio e mi recai a casa di Calò. Poi entrambi ci recammo all’appuntamento con Bontate ed Inzerillo, fissato all’Autogrill Pavesi sito alla fine dell’autostrada Napoli - Roma. L’incontro durò poco ma i tre concordarono di discutere tra loro gli argomenti, prima di trattarli in "Commissione", al fine, di giungere ad una intesa e per evitare lo strapotere dei "corleonesi" e dei loro alleati. I tre si lasciarono in piena cordialità e apparentemente ritornarono amici come prima. Io dopo alcuni giorni feci ritorno a Palermo dove dimorai fino alla fine del 1980 prima di partire per il Brasile.Il Bontate offrì a me un pranzo d’addio nella sua villa e ricordo che erano presenti anche Antonio Salomone, Salvatore Inzerillo e Girolamo Teresi. Ritornato in Brasile, appresi dai giornali, dopo alcuni mesi, dell’uccisione di Stefano Bontate».

Eliminato il rivale più pericoloso, per i "corleonesi" non c’è più problema. Adesso devono togliere di mezzo Salvatore Inzerillo che, ingenuamente, si crede al sicuro. Racconta Buscetta: «Dopo l’uccisione di Bontate, Antonio Salomone, avverti Salvatore Inzerillo di stare attento perché il Riina avrebbe ucciso anche lui. Questi rispose di non temere nulla, fin quando non avrebbe pagato al Riina il carico di 50 chili d’eroina che gli aveva affidato. Invece il Riina lo prevenne e lo fece uccidere prima del pagamento». E l’undici maggio 1981, morti Bontate e Inzerillo, il terzo avversario dei "corleonesi", il vecchio Gaetano Badalamenti decide di abbandonare Palermo e si rifugia in Brasile. I "corleonesi" sono i padroni del campo e della città.

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