Le amicizie dei cugini
«Faccio presente che un giorno, nella casa di campagna del Bontate sita in contrada Magliocco, Ignazio Salivo per celia, poiché il Bontate aveva una tavola sconnessa, mi propose di acquistare, insieme con lui, una tavola nuova da regalare al Bontate».
«Nino e Ignazio Salvo, quando venivano a trovarmi in villa, erano a bordo o di una Mercedes scura, non so se blindata, o di una Range Rover. Ricordo che Nino Salvo prendeva in giro Stefano Bontate dotato di una autovettura molto meno lussuosa dicendogli che quella non era una macchina degna di lui e che era meglio se la buttava via. Preciso ancora che quando sono andato nella villa del Salvo, quest'ultimo mi prelevò a casa di Siefano Bontate con una Mercedes e mi accompagnò ivi, dove mi presentò al guardiano come suo amico.
«I Salvo nei colloqui con me erano preoccupatissimi per le nubi che si addensavano nei rapporti fra le "famiglie" e mostravano di temere moltissimo i "corleonesi". I Salvo gridavano molto la mia presenza a Palermo perché pensavano che io sarei stato in grado di scongiurare quel gravissimo conflitto mafioso che, poi, l'anno successivo, nella mia assenza, si e puntualmente verificato. Per debito di lealtà, debbo soggiungere che i Salivo a Palermo non avevano alcun ruolo nelle strutture mafiose né potevano averlo non facendo parte della provincia di Palermo [sono della famiglia di Salemi ndr.]. Posso dire che il loro rapporto con Stefano Bontate era improntato a sincera amicizia. Ovviamente i Salvo conoscevano ed avevano rapporti anche con Michele Greco data la sua qualità di "capo" della "Commissione"».
Fin qui il racconto di Buscetta. Ma nei mesi a seguire una imprevista ed importantissima conferma a quanto detto da "don 'Masino" arriva da un altro pentito di mafia: Salvatore Contorno. Anche lui parla dei Salvo e dimostra di sapere molte cose. Ecco il suo racconto raccolto dai giudici palermitani ( e ora inserito nel volume 125 della loro ordinanza di rinvio a giudizio):
«Conosco perfettamente Nino Salvo. Fra noi era ben noto che il Salvo fosse "uomo d'onore" della ''famiglia" di Salemi. Preciso ancora che con Stefano Bontate, con Nino Salvo e con altri "uomini d'onore" ed amici, ho partecipato ad una bicchierata offertaci da Tommaso Spadaio [boss di prima grandezza nel traffico della droga ndr] nella sua villa di Casteldaccia. Ciò é avvenuto attorno al 1980. Nei pranzi a casa di Stefano Bontate, cui ebbe a partecipare il Salvo, erano presenti altri "uomini d'onore" della nostra "famiglia" fra cui Mimmo Teresi, Emanuele D'Agostino, Salvatore Federico ed altri. I nostri rapporti con Nino Salvo erano molto
familiari ed al medesimo era riservato lo stesso trattamento usuale fra uomini d'onore">>.
Quando i giudici palermitani tendevano a dimostrare inconfutabilmente il rapporto di amicizia fra i Salvo e Tommaso Buscetta e, di conseguenza, la loro appartenenza all'organizzazione mafiosa, contribuirono «inequivocabilmente» a una serie di intercettazioni poliche. La più illuminante è la seguente. Il 12 giugno 1981, alle 22,35, Tommaso Buscetta telefona dal Brasile a Ignazio, parente dei Salvo. Siamo in piena guerra di mafia. Durante la telefonata Buscetta usa il nome in codice di "Roberto".
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