PRONTO IGNAZIO PARLA ROBERTO
Ecco il testo integrale dell'intercettazione:
Ignazio; Pronto, pronto?
Roberto (alias Buscetta): Pronto, Ignazio?
I.: Eh... buonasera, Roberto...
R.: Come stai?
I.: Bene, lei come sta?
R.: Bene, bene... mah...
I.: Mah...
R.:...la vita...La vita é... una cosa tremenda
I.: Lo so.
R.: Stiamo impazzendo qua...
I.: C'è qualche cosa? La cosa crudele che esiste a questo mondo é che non c'è ritorno. Ma purtroppo non c'è niente da fare.
R.:Dimmi una cosa: io posso parlare con il fratello?
I.: Ma lo sappiamo se c'è, dov'è?
R.: Non lo sai?
I.: Io, diciamo, non l'ho visto... non lo vedo e non vedo più nessuno da un mese... da venti giorni; c'è la speranza che ci fosse... ma non è la certezza. Cose troppo "tinte" ci sono qua signor Roberto... Troppo "tinte". Non si sa più da chi uno si deve guardare. Ci sono gravi, gravi...
R.: Questa é la vita... la mano del destino.
I.: Troppa invidia, troppi tradimenti, troppo... troppe cose "tinte"... Ma se lei pensa di venire, noi... diciamo... organizziamo la cosa...
R.: Si, si.
I.: Però, diciamo, non ne deve sapere niente nessuno. Io ho parlato con Nino...
R'.: Eh?
I.: Gli ho detto che avrebbe chiamato lei... mi ha detto che se pensa di venire, diciamo, senza che sa niente nessuno, vediamo di farlo venire...
R.: Ma a lui avrei piacere di sentirlo.
I.: E io posso fare in modo, fra tre quattro giorni quando richiama di farle sapere qualcosa...
R.: Allora facciamo una cosa: se io posso sentirmi con Nino... non cercare più... vediamo se io me la posso sbrigare...
I.: .Ma Nino non sa niente...
R.: Neanche Nino?
I.: Non sa niente perché non c'è stato, é scomparso...
A.: Allora non cercare, non cercare...
I.: Io so come pescarlo...
R.: No, non cercare perché io non voglio essere d'impaccio. Poi gli dici che gli mando un abbraccio. Fra tre quattro giorni ti telefono per Nino. Un abbraccio.
I.: Arrivederci.
I giudici palermitani la (a pagina 6.861 dell'ordinanza di rinvio a giudizio) commentano: « Le intercettazioni telefoniche sopra riportate sono di una chiarezza solare e dimostrano inconfutabilmente che i cugini Ignazio e Nino Salvo conoscevano bene Tommaso Buscetta, tanto che avrebbero voluto parlare con lui per indurlo a tornare in Sicilia, allo scopo di venire a capo della situazione creatasi in seno alla mafia dopo l'uccisione di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo e di potere capire, quindi, se anch'essi correvano rischi. Per intanto Nino Salvo si era allontanato da Palermo, perfino rinviando le nozze della figlia Daniela con Giuseppe Favuzza fissate per il giugno 1981».
I timori nutriti dai cugini Salvo, dopo la morte di Bontate e Inzerillo, dimostrano quanto non sia credibile la loro pretesta situazione di
subalternità alla mafia. Se essi fossero stati vittime della mafia non avrebbero avuto nulla da temere. E notorio infatti che i mutamenti negli assetti di potere in seno alla mafia comportano soltanto un "cambiamento di padrone" per gli sfruttati, non certamente il pericolo di essere coinvolti nella caduta dei vecchi capi. Quando, invece, i rapporti coi capi mafia perdenti vanno al di là della semplice "protezione", il rischio di seguirne la sorte é reale>>.
A questo punto i giudici palermitani, valutate le dichiarazioni dei due pentiti e le intercettazioni allegate a pagina 6.879 dell'ordìnanza di rinvio a giudizio, scrivono: «Alla stregua di queste risultanze si può quindi affermare che le misurate e circostanziate accuse di Buscetta e Contorno, sorrette da numerosi e significativi riscontri, a fronte del comprovato e persistente mendacio dei cugini Salvo non lasciando dubbi di sorta: Nino e Ignazio Salvo sono "uomini d'onore''». E più avanti, a pagina 6.957 - sempre i giudici aggiungono: «E stata raggiunta la prova dell'appartenenza di Nino e Ignazio Salvo a CosaNostra».
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