UN ASSASSINIO
La storia dellumanità è fatta di cattiverie e di infamie: le
pagine seguenti ce ne danno un chiaro esempio.
Vito Corleone deve versare settecento dollari a Fanucci, terrorista della Mano Nera, ma
non ha nessuna intezione di pagarlo, e perciò decide di farlo fuori. Puntuale alle nove
di sera, Fanucci arriva a casa di Vito, riscuote la somma e se ne va...
Vito lasciò che Fanucci scendesse le scale e uscisse dal caseggiato. La strada era piena
di testimoni che vedevano come avesse lasciato la casa sano e salvo. Guardò dalla
finestra. Vide Fanucci girare langolo verso lUndicesima Avenue e capì che
stava dirigendosi verso il suo appartamento, probabilmente per riporre il malloppo prima
di ascire di nuovo. Forse anche per riporre la pistola. Vito Corleone uscì di casa e si
precipitò su per le scale, fino al solaio. Camminò sui tetti del blocco quadrato degli
isolati e discese la scala di sicurezza di un fabbricato in costruzione, che lo lasciò
nel cortile posteriore. Spalancò con un calcio la porta del retro e superò quella sul
davanti. Al di là della strada cera il casamento con lappartamento di
Fanucci. Vito Corleone trovò facile sgusciare attraverso la deserta Undicesima Avenue ed
entrare nel vestibolo del caseggiato di Fanucci. Qui tirò fuori la pistola con la quale
non aveva mai sparato e aspettò. Guardava attraverso la porta a vetri dellingresso,
sapendo che luomo sarebbe arrivato dalla Decima Avenue.
Ora, mentre aspettava nel corridoio buio, vide la macchia bianca di Fanucci attraversare
la strada e venire verso la casa. Vito indietreggiò di qualche passo, fino ad appoggiare
le spalle alla porta interna che portava alle scale. Puntò la rivoltella pronto a
sparare. La mano era a soli due passi dal portone, che si spalancò. Fanucci, bianco,
largo, puzzolente, si stagliò nel quadrato di luce. Vito Corleone sparò. Attraverso la
porta aperta il rumore riempì la strada. La casa ne fu scossa. Fanucci si teneva
aggrappato ai battenti, cercando di rimanere in piedi, tentando di prendere la pistola. Si
intravedeva la rivoltella, ma anche una ragnatela rossa sul bianco della camicia,
allaltezza dello stomaco. Con molta attenzione, come se stesse immergendo un ago in
una vena, Vito Corleone sparò la seconda pallottola dentro alla ragnatela rossa. Fanucci
cadde sulle ginocchia, puntellando la porta aperta. Emise un gemito terribile, il gemito
di un uomo in grande pena fisica; non erano passati più di cinque secondi, quan-do
crollò, bloccando col corpo la porta aperta. Vito prese il portafoglio dalla tasca della
giacca del morto e se lo infilò nella camicia. Poi attraversò la strada ed entrò nel
fabbricato in costruzione, lattraversò, entrò nel cortile e sarrampicò per
la scala di sicurezza fino al tetto. Da lì si mise a sorvegliare la strada.Il corpo di
Fanucci giaceva ancora nellarco della porta e non vi era traccia di altre persone.
Fanucci aveva tutta la probabilità di giacere lì fino allalba, o finché un agente
di ronda non avesse inciampato nel corpo.
Poteva fare le cose con calma. Camminò sui tetti sino a quello di casa, quindi scese fino
al suo appartamento. Aprì la porta, entrò e richiuse a chiave. Tremava leggermente, ma
era assolutamente in grado di dominarsi. Si cambiò e, nel timore di essersi sporcato di
sangue, gettò tutto nella tinozza di metallo che sua moglie usava per lavare. Prèse
della lisciva e del grosso sapone scuro da bucato e sfregò energicamente gli indumenti
sullasse che era sotto lacquaio. Sciacquò mastello e acquaio con lisciva e
sapone. Trovò un fagotto di indumenti appena lavati in un angolo della camera da letto e
li mescolò coi suoi. Indossò camicia e calzoni puliti, poi scese a rag-giungere moglie,
figli e vicini davanti al casamento. Tutte queste precauzioni si dimostrarono superflue.
La polizia, dopo aver scoperto il cadavere allalba, non interrogò mai Vito
Corleone. Per la verità, egli si meravigliò che non fosse venuta a sapere della visita a
casa sua la notte delluccisione. Per questo si era fabbricato lalibi di
Fanucci che lasciava ben vivo il casamento. Solamente più tardi apprese che la polizia,
rallegrandosi della soppressione del malvivente, non si era dimostrata troppo ansiosa di
perseguire lomicida. Sposò la tesi che si era trattato di un altro regolamento di
conti fra bande, e interrogò dei teppisti con precedenti penali implicati in rackets e
con fama di duri. Poiché Vito non era mai stato coinvolto in questi guai, non venne mai
sospettato.
(da Il padrino, DallOglio,Milano)
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