ISTITUTO COMPRENSIVO “Card. Dusmet” – NICOLOSI
ANNI SCOLASTICI 2006/2007 – 2007/2008
PROGETTO POR “I FRUTTI DELL’ETNA”
Mis. 3.06 – Azione E
 

SCHEDA INFORMATIVA

FRUTTO: Ficodindia

Notizie storiche:

Il Fico d'India è originario dell'America (Messico e America centrale) ed e' stato introdotto in Europa dopo la scoperta del Nuovo Continente.
Grazie alla sua elevata adattabilita', il ficodindia si e' diffuso, oltre all'America centrale e meridionale, in Sud-Africa e nel Mediterraneo (in Sicilia e' oggetto di coltura specializzata).
Luogo di coltivazione:

Sull’Etna chiunque abbia un oliveto o un pistacchieto destina qualche ettaro ai fichi d’India. Il ficodindia ha trovato nelle zone dell’Etna (divenendone una delle piante simbolo), un clima ideale che ne favorisce la crescita, divenendo oggetto di coltura specializzata.

Caratteristiche della pianta:

Nome scientifico: Opuntia ficus-indica

Famiglia: Cactacee

Nome in italiano: Fico d’India o Ficodindia

Nome in siciliano: Ficudinia

Ha un fusto costituito da cladodi (pale) succulenti in grado di compiere la fotosintesi clorofilliana, da piccole foglie caduche e da numerose spine, molto piccole, disposte intorno alle gemme.
I fiori gialli, a coppa, compaiono in primavera-estate. Il frutto è una bacca uniloculare, carnosa e polispermica ricoperta di piccole spine (ha epicarpo membranoso, mesocarpo e endocarpo fusi insieme).
Un'elevata variabilità nella forma, dimensioni, colore dei frutti e caratteristiche qualitative è riscontrabile non solo tra le diverse specie e biotipi, ma anche nel loro interno.
I semi sono numerosi (da circa 100 a oltre 400 per frutto), di forma discoidale e di diametro pari a circa 3-4 mm. Sono frequenti anomalie dei frutti.
E' una tipica pianta aridoresistente, richiede temperature superiori a 0 °C, terreni leggeri, senza ristagni idrici, a reazione neutra o subalcalina. Qualora la produzione principale sia basata sui "bastardoni", richiede che in ottobre-novembre si verifichi un andamento climatico che permetta la maturazione di tali frutti.

Caratteristiche nutrizionali:

Oltre che per la produzione di frutti il ficodindia è utilizzata come pianta medicinale (i decotti dei fiori svolgono una funzione diuretica).
La pianta di ficodindia si presenta costituito da più fusti piatti chiamati pale che, insieme ai fiori e frutti tutti commestibili, sono un vero e proprio magazzino di sostanze nutritive.
Il ficodindia contiene infatti una buona dose di minerali come il potassio, il magnesio (oligo-elemento indispensabile al buon funzionamento dell'organismo ed un vero rimedio naturale anti-fatica a anti-stress. Stabilisce e riequilibra infatti il sistema nervoso e si comporta come se fosse il suo carburante: controlla la permeabilità delle membrane cellulari, mantiene l'equilibrio neuro-muscolare e interviene nella maggior parte dei processi biochimici dell'organismo. E' un tonico generale, un rigeneratore cellulare e un rimedio ideale per i periodi di fatica fisica, di astenia psichica, per i problemi legati all'attenzione e alla mancanza di concentrazione, nei casi di iper-eccittabilità nervosa, di insonnia e di depressione. previene i tremolii incontrollati e il rilascio muscolare  nelle persone anziane o deboli aumenta le difese dell'organismo agisce sulla pelle, facilitando la scomparsa di eruzioni cutanee e verruche, facilita la ricrescita dei capelli e delle unghie, agisce favorevolmente sulla digestione è un equilibratore psichico e agisce in modo benefico sull'umore si rivela molto utile per affrontare i cambi di stagione) , il calcio, il ferro insieme a vitamine dalle proprietà antiossidanti, come la vitamina A (sotto forma di betacarotene) e la vitamina C.

Dispone inoltre di una varietà di amminoacidi (proteine di alta qualità) che insieme a minerali e vitamine ne fanno un alimento nutriente, ricco di fibre e con limitato contenuto di grassi.
Le caratteristiche organolettiche del frutto sono:

1. Costituzione dei frutti:

o Acqua 56/58% ,  Zuccheri 18/20%,  Protidi 4/6%,  Sali di calcio-potassio, magnesio 8/10%, Vitamina"C" 4.88mg/899ml,  Fibre vegetali 7,2%;

2. Analisi cromatografiche:

o Zuccheri:  Glucosio ·  Fruttosio ·  Saccarosio;

o Acidi Organici: Acido citrico - Acido malico - Acido ossalico;

o Amminoacidi: Acido aspartico -  Ac.glutammico -  Alanina -  Asparagina -  Leucina -  Lisina -  Prolina -  Serina -  Treonina -  Valina -  Triptpfano.  

I frutti di varietà bastardoni iniziano la maturazione a metà Ottobre, e vengono raccolti a piu' riprese con il caratteristico "coppo" (bastone alla cui estremità si trova un oggetto vuoto a forma di tronco di cono, dentro il quale si introduce il fico d'India, che, con un semplice movimento rotatorio, viene distaccato dalla pala). e si vendono così come si raccolgono,  sono una bacca uniloculare, carnosa e polispermica. . Dopo la raccolta, i frutti possono essere frigoconservati a 6 °C per 2-3 mesi, vengono anche usati per produrre marmellate, bevande, sciroppi.

Uso:

Ieri e oggi:

I fichidindia si mangiano come frutto da tavola e in molte regioni rappresentano un alimento dissetante molto comune. Si mangiano così: i frutti vengono prima tenuti in acqua ghiacciata per neutralizzare le spine, poi si tolgono le due estremità, si taglia la buccia per tutta la lunghezza, e si tirano infine i lembi con le dita, aprendoli.

Vengono anche essiccati e se ne fanno conserve e marmellate. Tra le preparazioni gastronomiche, oltre alla marmellata e al gelato, segnaliamo: i mostaccioli (succo ristretto per ebollizione, con farina di semola e aromi) e la mostarda (analoga ma con succo d’uva e può contenere canditi). La pianta di ficodindia è utilizzata anche dall’industria (per farmaceutici, coloranti, pectine, concimi, cosmetici) e come pianta ornamentale.

Altro:

Scheda tecnica: Ficodindia dell’Etna

Area di produzione

La zona di produzione, tra i 150 e i 750 metri sul livello del mare, comprende questi Comuni della provincia di Catania: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Camporotondo, Paternò, Ragalna, Santa Maria di Licodia.

Stagionalità

Dalla metà di agosto i frutti di prima fioritura (agostani), da settembre a dicembre quelli di seconda fioritura (scozzolati o bastardoni).

Caratteristiche

• Tre sono le varietà: gialla (sulfarina o nostrale), rossa (sanguigna), bianca (muscaredda o sciannarina).

• Profumo delicato, ma solo quando viene sbucciato; se il frutto è molto freddo il profumo naturalmente diminuisce.

• Buccia consistente ma abbastanza tenera, color rosso-bruno. È coperta di spine sottilissime, quasi invisibili e molto fastidiose, ma naturalmente quelli in vendita ne sono già privati.

• Polpa succosa, dai moltissimi semi piccoli e legnosi, piuttosto duri.

• Sapore dolciastro.

Raccolta

La raccolta ha luogo nel momento in cui inizia la maturazione, ovvero al cambiamento di colore dal verde al giallo-rosso. Il frutto va preso in modo da lasciarvi attaccata una piccola parte di cladodo (il ramo del fico d'india, che ha l’aspetto di foglia ed è caratteristico di alcune cactacee). Dopo la raccolta naturalmente i frutti vengono anche despinati.

Conservazione

Appena raccolti, i frutti devono essere tenuti in luoghi ventilati e asciutti; in seguito possono essere conservati in frigorifero.

Marchio DOP

Disciplinare di Produzione del "Ficodindia dell'Etna" D.O.P.

4.1. Nome: «Ficodindia dell'Etna»

4.2. Descrizione: Le cultivar della «Opuntia fìcus-indica» dell'area considerata sono: Gialla detta anche «Sulfarina» o «Nostrale», Rossa detta anche «Sanguigna», Bianca detta anche «Muscaredda» o «Sciannarina». E' ammessa una percentuale non superiore al 5% di altri ecotipi. Sono considerati varianti di pregio le selezioni «Trunzara» o «Pannittera», delle cultivar Bianca, Rossa e Gialla.

I Frutti vengono distinti in ordine al periodo di maturazione:

- «Agostani» o «Latini» (primo fiore)

- «Scozzolati» (seconda fioritura)

Cultivar: Gialla, Rossa, Bianca

Peso frutto: non inferiore a 95 g.

4.3. Zona Geografica:

La zona di produzione del «Ficodindia dell'Etna», fa parte della provincia di Catania (CT). E' compresa in una fascia altimetrica che va dai 150 ai 750 m s.l.m., e ricade nel territorio dei Comuni di Brente, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paterno'.

4.4. Prova dell'Origine:

Si riportano alcune citazioni testuali. Lo storico Denis Mark Smith in History of Sicily - Medieval Sicily 800 -1713: «alla fine del sedicesimo secolo in Sicilia, gli Spagnoli introdussero alcune nuove e importanti piante come il pomodoro dal Perù, mais e tabacco dal Messico. Quello più comunemente usato era il ficodindia proveniente dall'America Tropicale (Indie occidentali, secondo, C. Colombo). I fichidindia (Indian fig.-prickly pear cactus) trasformeranno le campagne della Sicilia, capaci di sopportare lunghe siccità e di propagarsi facilmente nelle spaccature delle rocce, infatti venivano di proposito piantati per frantumare la lava nei fertili pendii del monte Etna. Questa ammirevole pianta a siepi con i suoi frutti ha contribuito alla dieta di ricchi e di poveri nella vita quotidiana dei siciliani».

W.H. Barlet nelle Pictures from Sicily (1853): «ma di tutte le produzioni di vegetali della parte bassa dell'Etna il ficodindia, è forse quella che meglio si sviluppa e si riproduce con sorprendente rapidità».

Riferimenti sul ficodindia (fichi opunzia) nella «zona coltivata dell'Etna», così definita ai tempi di Spallanzani (1792), si trovano anche nelle opere di P. Bembo, Borelli, Stoppani, Brydone etc.

Coppoler S., «Del ficodindia, sua coltivazione in Sicilia e modo di ottenere i frutti tardivi ("scuzzulari")». Saggio storico - agrario (1827).

Il Mortillaro riporta su «Notizie economico-statistiche», ricavate dai catasti di Sicilia (1853), le superfici destinate a «Ficheti d'India».

«Atti della Giunta per l'Inchiesta Agraria» - Jacini (1884): vengono riportate le superfici destinate a «Ficheti d'India» in Scilia. Per poter assicurare la tracciabilità del processo produttivo i produttori del «Ficodindia dell'Etna» e le particelle catastali su cui si coltiva, verranno iscritti in appositi elenchi gestiti dall'organismo di controllo di cui al successivo punto 4.7. Lo stesso organismo, accreditato presso il ministero delle Politiche agricole e forestali, effettuerà i controlli affinché il prodotto tutelato dalla DOP potrà essere rispondente alle prescrizioni del disciplinare.

4.5. Metodo di ottenimento

(Tecniche colturali)

I Terreni devono essere di tessitura media o grossolana per evitare ristagni d'acqua (è ammessa la presenza di roccia affiorante).

(Preparazione dei terreni)

Nei nuovi impianti, nella preparazione dei terreni, devono essere previsti livellamento delle superfici, per facilitare il drenaggio delle acque, le operazioni colturali e le concimazioni.

(Impianti)

Gli impianti possono essere sia specializzati che consociati e la densità di piantagione massima ammessa, in dipendenza della tipologia di impianto, è di 400 piante ad ettaro. In abbinamento alle forme libere di allevamento delle piante («vaso libero» o «a cespuglio»), è ammesso altro tipo di allevamento, per agevolare la raccolta e le operazioni colturali.

Sono consentite negli impianti, a sostegno del nuovo flusso vegeto-produttivo, le operazioni di concimazione, di irrigazione dopo la «scozzolatura» (che consiste nell'asportare fiori, frutticini appena allegati e giovani cladodi).

La scozzolatura viene eseguita tra la fine del mese di maggio e la prima metà del mese di giugno, in relazione alle zone di produzione e alle condizioni climatiche.

(Raccolta)

Le operazioni di raccolta, in relazione alle zone di produzione e all'andamento climatico, si svolgono dalla seconda decade di agosto per i frutti di prima fioritura («Agostani»), da settembre a dicembre per i frutti di seconda fioritura («Scozzolati» o «Bastardoni»). I frutti dopo la raccolta devono essere immagazzinati in locali idonei ventilati e asciutti. Successivamente il prodotto può essere frigoconservato.

Le operazioni di raccolta vanno iniziate all'invaiatura eseguendo il prelievo in modo tale che una sottile porzione di cladodo rimanga alla base del frutto. Successivamente alla raccolta i frutti debbono essere sottoposti al processo di despinatura, per essere commercializzati con la qualifica di despinati.

4.6. Legame:

Nel versante Sud - Occidentale, delle pendici dell'Etna, il ficodindia ha trovato le condizioni ideali per divenire un elemento caratterizzante del paesaggio.

La zona di produzione, risulta caratterizzata da un clima mediterraneo subtropicale, semiasciutto, con estati lunghe e siccitose, piovosità concentrata nel periodo autunnale ed invernale e notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte.

I terreni di origine vulcanica, i venti dominanti, l'umidità ed in particolare la lunga esposizione

ai raggi solari, conferiscono al frutto caratteristiche di qualità (colore, serbevolezza e consistenza) difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione e nello stesso massiccio Etneo.

4.7. Struttura di controllo

Nome: Check Fruit

Indirizzo: Via Cesare Boldrini, 24,I-40121 Bologna.

4.8. Etichettatura:

II prodotto, lavorato e despinato, va immesso al consumo in imballaggi nuovi di diversa tipologia, conformi alla normativa vigente, in legno, cartone e plastica. E' ammesso, secondo le tradizioni la presenza, nello stesso contenitore, delle tre diverse cultivar.

Sulle confezioni deve configurare, in caratteri chiari, indelebili e nettamente distinguibili da ogni altra scritta, la denominazione «Ficodindia dell'Etna». È consentito l'utilizzo della dicitura «Cactus Pear».

Debbono inoltre comparire gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale, indirizzo del confezionatore, peso lordo all'origine, nonché l'eventuale nome delle aziende da cui provengono i frutti. È facoltativa l'indicazione della settimana di raccolta del prodotto ed i termini "Agostani» o «Latini» e «Scozzolati» o «Bastardoni» riferiti all'epoca di maturazione.

Il marchio d'identificazione è rappresentato dalla scritta D.O.P DENOMINAZIONE D'ORIGINE PROTETTA, dalla sottostante raffigurazione del vulcano Etna, da due cladodi con quattro frutti e sottostante scritta «Ficodindia dell'Etna», con a destra il logo D.O.P CEE.

 

Note finali: la presenza di spine sull’epicarpo inducono a maneggiare il frutto, (al fine di evitare di potersi spinare) nel seguente modo:

FASE 1
indossare dei normali guanti di lattice e deporre i frutti a bagno in un normale recipiente d’acqua, oppure sciaccquarli sotto un rubinetto,

 


FASE 2
fatto ciò prendere un normale coltello da cucina e smozzare il frutto sia nella parte superiore e sia in quella inferiore,

 

FASE 3
subito dopo, in modo perpendicolare spaccare l’involucro del frutto tanto quanto è lo spessore della buccia,

 

FASE 4
dopo avere effettuato dette operazioni, divaricare la spaccatura

 

FASE 5
ecco che il frutto viene fuori in tutta la sua magnificenza pronto per essere degustato.

 

 

 


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