ISTITUTO
COMPRENSIVO “Card. Dusmet” – NICOLOSI
ANNI SCOLASTICI 2006/2007 – 2007/2008
PROGETTO POR “I FRUTTI DELL’ETNA”
Mis. 3.06 – Azione E
FRUTTO: Pistacchio
Notizie storiche:
Il pistacchio (dal greco
Pistàkion) è una pianta originaria del bacino Mediterraneo (Persia, Turchia),
coltivata per i semi, utilizzati per il consumo diretto, in pasticceria e per
aromatizzare gli insaccati di carne.
Non è esagerato dire che è una pianta vecchia tanto quanto il mondo.
Era noto e coltivato, infatti, dagli antichi ebrei e già allora ritenuto un
frutto prezioso.
Per curiosità cronologica riscontriamo per la prima volta la parola “pistacchio”
nell’Antico Testamento, successivamente nella Genesi,
(origine-nascita del mondo) capitoli 42/43 versetto 11.
Qui a proposito dell’episodio
ben noto di Giacobbe, il quale manda i propri figli dalla terra di Canan in
Egitto per fare incetta di grano, troviamo la frase di seguito riportata: “Ecco
ho sentito dire che vi è il grano in Egitto. Andate laggiù e comprate per noi …
Portate in dono a quell’uomo i prodotti scelti del paese: Balsamo, miele,
resine, mandorle e pistacchi”.
Assieme ad altre piante allora molto apprezzate, il pistacchio è riportato
nell’obelisco, monumento celebrativo, fatto innalzare da Assurbanipal I° (re
dell’Assiria, attorno al 668-626 a.C.), nella città di Kolach.
Ma era già noto alle popolazioni orientali: Babilonesi, Assiri, Giordani, Greci
sin dal III secolo a. C. come pianta dai principi curativi, potente afrodisiaco
e come antidoto contro i morsi degli animali velenosi, chiamato secondo alcuni
“fostak” o “fostok” e derivante secondo altri dal persiano “fistij”.
Plinio il Vecchio, autore dell’Historia Naturalis, cap. X-XIII, datato attorno
al 77 d.C., morto nel 79 a seguito della famosa eruzione che distrusse la città
di Pompei, Ercolano e Stabia, ci parla di Lucio Vitellio (Pretore o Governatore
romano in Siria) il quale attorno al 20-30 dopo Cristo introdusse in Spagna e
Italia, a seguito delle conquiste romane, la pianta di pistacchio.
Sempre in quel periodo le coltivazioni si diffusero in Liguria, Puglia, Campania
e Sicilia. Nelle regioni italiche, non trovando la pianta condizioni climatiche
favorevoli, bel presto inselvatichì passando da fruttifera a legna usata per usi
domestici. Ancora i Romani chiamarono “frastuchera locus” lo spazio, il luogo o
posto dove si produceva il pistacchio.
A questo punto bisognerà fare un salto di circa otto secoli ed arrivare, attorno
al 900 dopo Cristo, alla presenza araba nell’isola. Questi, gli Arabi, erano
sbarcati in Sicilia e più precisamente a Marsala (letteralmente porto d’Alì)
nell’827 e divenuti padroni dell’intera isola attorno al 902, in quegli anni ne
iniziarono la coltivazione “inestando li salvatichi cò la coltivazione diventano
domestichi”.
Furono gli Arabi, dunque, strappando la Sicilia ai Bizantini, ad incrementare la
coltivazione del pistacchio che nell'Isola, particolarmente alle pendici
dell'Etna, trovò l’habitat naturale per uno sviluppo rigoglioso e peculiare.
Nelle sciare del territorio di Bronte si realizzò uno straordinario connubio tra
la pianta ed il terreno lavico che, concimato continuamente dalle ceneri
vulcaniche, favorì la produzione di un frutto che dal punto di vista del gusto e
dell’aroma, supera come qualità la restante produzione mondiale.
Luogo di coltivazione:
Caratteristiche della pianta:
Nome scientifico: Pistacia vera
Famiglia: Anacardiacee
Nome in italiano: Pistacchio
Nome in siciliano: Pistacchiu, frastuca
Il pistacchio è una pianta longeva (dai 200 ai 300 anni). Ha uno sviluppo molto
lento.
Il pistacchio di Bronte presenta caratteristiche peculiari che lo
contraddistinguono rispetto ad altre specie arboree di interesse agrario o dallo
stesso pistacchio coltivato in altre aree siciliane (Caltanissetta o Agrigento)
o estere (Medio Oriente, Grecia o California e Argentina).
E' dotata di radici profonde, di un tronco breve e rami contorti, dalla
corteccia gialla-rossastra che diventa grigia quando la pianta è adulta, e di
foglie coriacee e caduche.
Il pistacchio è una pianta unisessuale o
diòica (con fiori solo maschili o femminili: quelli femminili sono raccolti in
pannocchie sui germogli dell'annata; quelli maschili hanno un calice con cinque
sepali, sono privi di corolla e hanno cinque brevi stami.
L'impollinazione è anemofila (avviene attraverso il vento). Un solo esemplare
maschile è in grado di produrre enormi quantità di polline sufficiente a
fecondare un numero elevatissimo di fiori.
In genere gli agricoltori brontesi innestano (in posizione "strategica") un
maschio ogni 15/20 piante femminili.
I suoi alberi non superano l’altezza di 5 metri e sono un groviglio di rami
sottili e contorti che a settembre si colorano di rosa, per i grappoli di
pistacchi che, chiusi nel mallo, sembrano confetti. In questo modo il pistacchio
produce frutti, drupe, dalla buccia coriacea color perla, contenenti semi
caratteristici dall’endocarpo rosso violaceo e mandorla verde smeraldo.
Il frutto si presenta, quindi, in grappoli simili a quelli delle ciliegie, ma
con molto maggiore numero di frutti, con mallo gommoso e resinoso dal colore
bianco-rossastro che al momento della maturazione, avvolge un guscio legnoso
molto resistente.
Tecniche di coltivazione:
È una coltivazione impegnativa e faticosa: innanzitutto perché le piante fruttificano soltanto ogni due anni, e poi perché crescono in terreni accidentati, dove è impossibile utilizzare qualsiasi macchina, infatti i pistacchi si raccolgono a mano, uno per uno, tenendosi in equilibrio fra i massi di lava nera con sacchi di tela al collo.
Caratteristiche nutrizionali:
Il
Pistacchio verde di Bronte è una pianta ricca non solo di sostanze ad alto
valore nutritivo, ma anche di numerosi principi attivi utilizzati in campo
medico.
L'attività antiradicalica delle sue sostanze è sfruttata in molte patologie
quali le malattie cardiovascolari, l'arteriosclerosi, alcuni tipi di demenza
inclusa la malattia di Alzheimer e per migliorare la qualità della vita durante
l'invecchiamento e in corso di malattie croniche.
Ricco di proteine e di grassi, il seme di pistacchio, fra la frutta secca,
garantisce il maggior apporto calorico: per ogni 100 grammi 683 calorie, a
fronte delle 649 della noce, le 603 della mandorla, le 598 dell'arachide o le
655 della nocciola.
Contiene mediamente più del 20% di proteine, il 50/60% di olio (ad altissimo
contenuto in acidi oleici: 68% di oleico, 17/19% di linoleico, 12% di palmitico),
poi zuccheri, in particolare glucosio, vitamine, in particolare il precursore
della vitamina E, e sali minerali.
E' particolarmente ricco di ferro (100 gr. ne contengono 7,3 mg come mezzo chilo
di manzo!), calcio, fosforo, potassio e di zinco, fondamentale per la fertilità
maschile. Buono anche l'apporto di magnesio che contribuisce al buonumore.
L'olio estratto dal frutto,
trova applicazione in cosmetica
e dermatologia per le sua alte doti emollienti e ammorbidenti.
Il ß-sitosterolo contenuto in elevata
percentuale nell'olio di pistacchio (94,87%), presenta anche interessanti
proprietà farmacologiche che lo hanno reso meritevole di applicazione nella
farmacopea. Si tratta, infatti, di un principio inibitore dell'assorbimento del
colesterolo alimentare, probabilmente a causa della sua somiglianza strutturale
con il colesterolo stesso del quale è in grado di inibire gli enzimi di
trasporto. Tale principio attivo è stato riconosciuto e sfruttato mediante
introduzione in commercio di specifici preparati farmaceutici.
Uso:
Ieri e oggi:
Interi, in
granella e in pasta sono un ingrediente importante della pasticceria siciliana:
profumano cassate, torroni, gelati, torte e pasticcini. Infatti questo
frutto prezioso dalle antiche e nobili origini, è stato sempre il protagonista
delle cucine più raffinate, ricercato per il suo sapore aromatico e gradevole.
Oggi, in particolare, viene utilizzato nell’ambito della lavorazione dolciaria e
salumiera (pasticceria, insaccati). Altro impiego dei semi è nella farcitura di
mortadelle, nella preparazione di coscous ma anche in chimica e nella cosmesi
(notissimi i princìpi attivi del suo olio per far bella la pelle). Un olio
estratto dal frutto, particolarmente delicato, trova applicazione in
dermatologia per le sue alte doti emollienti ed ammorbidenti.
Moltissime le riviste, come pure spot (spazi) televisivi e cortometraggi si sono
interessati del pistacchio di Bronte. Tutti concordano nel riconoscere al
pistacchio l’ingrediente “pregiato” degno di impieghi in culinaria, gelateria,
pasticceria sia per delicato sapore che conferisce come pure per il colore verde
smeraldo.
E, a proposito del colore, nella preparazione artigianale di creme o gelati, i
semi, per la pelatura allo steso modo delle mandorle, vanno immersi in acqua
bollente salata per pochi minuti. L’operazione di “scottatura” ne mantiene
intatto il colore verde. Però, c’è da dire che, per carenza di normative in
materia, spesso nella preparazione di creme o gelati, come surrogati ai
pistacchi vengono utilizzati coloranti alimentari, a base di bietole e/o piselli
lessati e passati a setaccio, a basso costo.
Altro:
La raccolta
del pistacchio brontese è biennale e viene fatta negli anni dispari, tra la
fine di agosto e gli inizi di settembre.
Ogni pianta produce da 5 a 15 chilogrammi di tignosella (così è chiamato il
frutto smallato ed asciugato) con punte massime di 20-30 Kg..
Negli anni di non raccolta, quelli pari, "di scarica" per i
coltivatori, si procede alla cosiddetta potatura verde (le gemme in fase di
crescita vengono tolte a mano).
La potatura verde è una tradizione che si perde nella notte dei tempi,
probabilmente risalente alla dominazione araba. Si tramanda da padre in figlio
senza soluzione di continuità. Testimonianza di una cultura, quella contadina,
secondo cui, grazie al "riposo", la pianta assorbe dal terreno lavico le
sostanze necessarie per produrre un frutto più ricco di aromi e pieno sapori
inconfondibili.
Ogni due anni (quelli dispari) si raccolgono oltre 30 mila quintali di pistacchi
che rappresentano appena l’1% della produzione mondiale ma, per Bronte,
l'elemento economico più significativo sia per la superficie a coltura
interessata che per il rilevante valore della produzione.
Anche a causa dell’ambiente impervio e scosceso nel quale è coltivata la pianta,
del pericolo di dispersione del frutto fra le "sciarelle" dei "lochi", la
raccolta comporta un notevole impiego di costosa manodopera.
E' ancora fatta in modo totalmente manuale direttamente dagli alberi facendo
cadere i frutti dentro un contenitore portato a spalla o scuotendo i rami per
raccogliere i frutti su teli stesi ai piedi delle piante o, in alcuni casi,
anche con l’uso di un ombrello capovolto.
Un gioco veloce di mani pazienti e macchiate dall'abbondante resina dei rami,
una festa e una fatica tanto attese, alle quali con diversi compiti partecipa
tutta la famiglia, donne, nonni e bambini compresi.
Dopo la raccolta il frutto mediante sfregamento meccanico viene "sgrollato"
(separato dal mallo, l’involucro coriaceo che lo ricopre) ed asciugato per 3-4
giorni al sole in larghi spiazzi davanti alle case agricole.
Si ottiene così il pistacchio in guscio, localmente chiamato Tignosella,
conservato dai produttori, in attesa di venderlo, in ambienti bui ed asciutti.
Dopo due anni di lavoro e di spese, la fatica del produttore è così finita. Per
il prezzo troppo basso, la costosa manodopera o un raccolto scarso spesso non si
riesce a recuperare il grande impiego di energie fisiche e finanziarie.
Nel 2000, ad esempio, per le avversità atmosferiche è andato perso il 60 per
cento del prodotto.
La sgusciatura (la rimozione del guscio legnoso che racchiude il seme di
pistacchio dall'endocarpo viola rossastro) è il passaggio successivo.
E' effettuata mediante lavorazione meccanica dalle cooperative o dai
commercianti locali ai quali è conferito o venduto il prodotto.
Fino ad alcuni decenni fà la sgusciatura era ancora fatta manualmente nelle
abitazioni dei produttori: con una pazienza infinita ed una rudimentale tecnica
che utilizzava un grosso blocco di pietra lavica, vuoto all'interno ("u sciffu"),
sul bordo del quale i pistacchi (ad uno ad uno) erano spezzati con rudimentali
martelletti (pietre od altro).
Oggi la biennale fatica dei produttori termina con la "tignosella" (il
pistacchio col guscio): per le operazioni di sgusciatura e di pelatura il frutto
è convogliato dai produttori in centri di raccolta o venduto alle aziende
esportatrici.
Tali lavorazioni sono imposte dai paesi importatori e dalle esigenze delle
industrie dolciarie e conserviere.
Infatti, proprio in funzione del suo colore verde vivo (un vero e proprio
marchio), il pistacchio brontese è oggi commercializzato quasi prevalentemente
in condizione di "pelato".
La pelatura, cioè la rimozione dell'endocarpo (la sottile pelle di colore viola
rossastro) avviene attraverso un procedimento altamente tecnologico mediante
breve esposizione del frutto a vapore acqueo ad alta pressione che causa il
distacco dell'endocarpo.
Un successivo passaggio alla macchina pelatrice, mediante lo sfregamento dei
rulli a velocità differenziata, toglie la pellicola non più aderente. I verdi
pistacchi passano quindi attraverso un complesso circuito di essiccazione a
bassa velocità e da questo nella macchina selezionatrice elettronica che scarta
gli eventuali acini di colore improprio.
Il confezionamento del prodotto ormai asciutto (con una umidità del 4-5%) è
fatto in cartoni da 12,5 Kg..
Il ciclo di lavorazione è concluso.
In ambiente fresco e secco il prodotto conserva il suo colore per diversi
mesi, che invece dopo la prolungata sosta tende a sbiadire.
Proprio per questo le Cooperative e gli esportatori pelano soltanto su
ordinazione e non tengono scorte di "pistacchio pelato" in quanto il pistacchio
sgusciato e non ancora pelato può essere conservato in frigorifero per ben oltre
un anno senza perdere alcuna delle sue peculiarità.
Sono trascorsi due anni di lavoro e di attesa ma alla fine il risultato è il
prezioso pistacchio di Bronte dal particolare colore verde smeraldo e dalle
qualità organolettiche inconfondibili.
Il colore verde intenso dei cotiledoni, la forma allungata, il sapore aromatico
e l'alto contenuto in acidi grassi monoinsaturi dei frutti, sono difficilmente
riscontrabili in altre aree di produzione.
Fanno riscuotere al pistacchio di Bronte una netta preferenza rispetto al
prodotto di provenienza americana o asiatica, in massima parte, dai semi rotondi
e di colore giallo, meno uniformemente verdi e spesso giallastri a causa di
condizioni climatiche diverse, anche se il suo prezzo è sempre notevolmente
inferiore a quello del prodotto brontese.
Tutta Bronte aspetta con ansia, ogni due anni, il mese di settembre per raccogliere i frutto di un lungo e faticoso lavoro. La raccolta dura circa un mese. E sono trenta giorni durante i quali il corso Umberto ("a chiazza") diventa letteralmente deserto: tutti, giovani e vecchi, studenti ed impiegati, donne e bambini, incuranti del caldo, sono nei "lochi" a scuotere i rami, a raccogliere il prezioso frutto, a "sgrollarlo" ed a farlo amorevolmente essiccare. E le "sciare" di Bronte si popolano, si risvegliano da un lungo letargo, si animano di gente festosa e diventano luogo di canti e di imponenti tavolate.
Per «denominazione d'origine» si intende il nome
di un’area geografica delimitata che serve a designare un prodotto agricolo o
alimentare originario di quel luogo e la cui qualità o le cui caratteristiche
siano dovute essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico
(comprensivo dei fattori naturali ed umani). Fondamentale è che sia la
produzione, che la trasformazione ed elaborazione avvengano nell'area stessa con
un processo produttivo che deve essere conforme ad un disciplinare di produzione
La Proposta del Disciplinare di produzione del "Pistacchio verde di Bronte" è
nata dalla volontà di valorizzare un prodotto che presenta caratteristiche
peculiari dovute esclusivamente o essenzialmente all’ambito geografico di
provenienza.
E’ stata approvata dal Ministero delle politiche agricole e forestali (MIPAF) e
pubblicata sulla Gazzetta ufficiale l'8 ottobre 2001, previa valutazione della
richiesta allora inoltrata dall'Associazione Produttori “Le Sciare”, del
relativo Disciplinare e dello specifico parere della Regione Sicilia. E' stato
il primo passo verso il giusto riconoscimento della qualità e della provenienza
del nostro pistacchio.
Inspiegabilmente, però, gli adempimenti successivi per completare l’iter di
certificazione si sono fatti attendere. Solo dopo tre anni, a Marzo del 2004, è
stato infatti pubblicato il Decreto del Ministero delle politiche agricole e
forestali con la "Protezione transitoria accordata a livello nazionale alla
denominazione ''Pistacchio Verde di Bronte''. Otto mesi dopo, in data 3 Novembre
2004, è stato finalmente costituito da 30 produttori ed imprenditori agricoli il
"Consorzio di Tutela".
Ora che tutti gli adempimenti burocratici e formali sembrano in dirittura
d'arrivo (dovrà ancora pronunciarsi la Commissione Europea, per la registrazione
della denominazione) si spera in una veloce attuazione e nella applicazione
delle norme di tutela.
Necessario un primo passo: la nomina di una Organismo di controllo e di
vigilanza che dovrà predisporre e presentare al MIPAF un Piano dei controlli
redatto in base ai requisiti previsti dallo specifico Disciplinare di produzione
e secondo precise disposizioni
ministeriali. Quando il documento, esaminato dal Gruppo Tecnico di valutazione
appositamente costituito presso il MIPAF, verrà approvato, l’ente potrà iniziare
ad effettuare i controlli di conformità.
Disciplinare di
Produzione
Denominazione d'Origine Protetta
"Pistacchio Verde di Bronte"
Art. 1 - (Nome del prodotto)
La DENOMINAZIONE D'ORIGINE PROTETTA "Pistacchio Verde di Bronte" è riservata
alle drupe di pistacchio che devono rispondere alle condizioni ed ai requisiti
stabiliti dal Reg. (CEE) 2081/92 ed indicati nel presente disciplinare di
produzione.
Art. 2 - (Piattaforma Varietale)
La denominazione di origine protetta "Pistacchio Verde di Bronte" è
riservata al prodotto delle piante della specie botanica" Pistacia vera",
cultivar "Napoletana", chiamata anche "Bianca" o "Nostrale". E' ammessa una
percentuale non superiore al 5% di altre varietà (es. "Natarola", "Agostana", "Larnaka")
purché a cotiledoni verdi, coltivate in purezza varietale, nel territorio
delimitato e definito nel successivo art. 3.
Art. 3 - (Zona di produzione)
La zona di produzione del "Pistacchio Verde di Bronte", ricade nel territorio
dei comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla (Provincia di Catania). In particolare
i confini sono così individuati:
Bronte - ad Ovest lungo il fiume Simeto, ad Est con la ferrovia
Circumetnea e comunque fino a quota 900 m s.l.m., a Sud con il Comune di Adrano
ed a Nord lungo la strada Bronte -Cesarò;
Adrano - a Nord con il confine del Comune di Bronte, a Sud con il centro
abitato e la S.S. 121 ed a Est con la lava "Grande" del 1595 e con il Comune di
Biancavilla, ad Ovest lungo il fiume Simeto fino alla summensionata S.S. 121;
Biancavilla - a Nord con il territorio di Adrano, a Sud con il centro
abitato e la S.S. 121, a Est con il confine comunale di S.M. Licodia, ad Ovest
con il confine del Comune di Adrano.
La zona di produzione deve essere compresa tra i 300 e i 900 m s.l.m.
Art. 4 - (Origine del prodotto, cenni storici, importanza e diffusione)
La coltura del pistacchio dalla Siria sarebbe passata in Grecia a seguito delle
conquiste di Alessandro Magno (III secolo a.C.).
In Italia la pianta fu introdotta dai Romani sul finire dell'impero di Tiberio -
tra il 20 ed 30 d.C. - ad opera di Lucio Vitellio Governatore della Siria
(Plinio "Naturalis Historia" Cap. X e XIII).
In Sicilia, la coltivazione in forma diffusa, si fa risalire al periodo della
dominazione araba (VIII e IX secolo d.C.).
Sono di origine araba i termini "frastuca" e "frastucara" per indicare il frutto
e la pianta (termine arabo "fustuq"). La coltura in Sicilia è circoscritta alle
provincie di Catania (Bronte è il centro più importante, seguito da Adrano),
Agrigento e Caltanissetta.
(Legame con l'ambiente geografico)
La zona di produzione risulta caratterizzata da un clima mediterraneo
subtropicale, semiasciutto, con estati lunghe e siccitose, piovosità concentrata
nel periodo autunnale ed invernale e notevoli escursioni termiche tra il giorno
e la notte.
I terreni di origine vulcanica, i venti dominanti, l'umidità, il terebinto (Pistacia
terebinthus) antropizzato in tale area, conferiscono al frutto particolari
caratteristiche di qualità (colore verde intenso tipico del territorio, forma
allungata, sapore aromatico e alto contenuto in acidi grassi monoinsaturi dei
frutti), difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione e nello stesso
massiccio Etneo.
Art. 5 - (Terreni - Impianti - Tecniche colturali - Raccolta - Lavorazione)
(Terreni)
Sebbene la zona delimitata sia caratterizzata da suoli che evolvono su substrati
di origine vulcanica e che presentano in genere una elevata rocciosità
superficiale, sono ammessi impianti in terreni di altra natura, suscettibili di
meccanizzazione.
(Preparazione dei terreni)
Nei nuovi impianti, nella preparazione dei terreni, devono essere previsti il
livellamento delle superfici, per facilitare il deflusso delle acque, le
operazioni colturali e le concimazioni di fondo.
(Impianti)
Gli impianti possono essere sia specializzati che consociati, con densità di
piantagione variabile in dipendenza della tipologia di impianto e della natura
del terreno. In abbinamento alle forme libere di allevamento delle piante
("ceppaia", "vaso libero"), è ammesso anche l'allevamento monocaule, per
agevolare la raccolta e le operazioni colturali. Nel territorio i pistaccheti
insistono prevalentemente su terreno lavico, con limitatissimo strato arabile.
Su tale tipo di substrato il terebinto (Pistacia terebinthus) cresce spontaneo e
costituisce il principale portinnesto della specie P. vera.
Le piante di pistacchio ottenute da innesto su terebinto sono definite
"naturali". Mentre le piante ottenute da semenzali della specie P. vera sono
definite" artificiali". I portinnesti per nuovi impianti specializzati, possono
essere: Pistacia teribinthus, P. atlantica e P. integerrima.
(Norme colturali)
Le peculiarità pedoclimatiche e la tecnica della degemmazione consentono nella
zona di produzione del "Pistacchio Verde di Bronte", definita nell'art. 3, di
accentuare la naturale alternanza di produzione della specie.
(Raccolta - Immagazzinamento e lavorazione)
Le operazioni di raccolta, in relazione alle zone di produzione e all'andamento
climatico, si svolgono dalla seconda decade di agosto alla prima decade di
ottobre. I frutti dopo la raccolta devono essere smallati e dopo asciugatura
immagazzinati in idonei locali ventilati ed asciutti per non più di otto mesi.
Successivamente il prodotto deve essere frigoconservato. E' vietato l'uso di
disinfestanti chimici, mentre è ammessa la conservazione del prodotto in
ambiente controllato.
Le operazioni di asciugatura, immagazzinamento e prima lavorazione, per il
mantenimento delle caratteristiche organolettiche, devono essere effettuate
esclusivamente nel territorio ricadente nell'area delimitata con il presente
disciplinare.
Art. 6 - (Caratteristiche del prodotto)
Il ''Pistacchio Verde di Bronte" all'atto dell'immissione al consumo deve
rispondere, oltre alle comuni norme di qualità, alle seguenti caratteristiche:
colore cotiledoni: verde pistacchio;
sapore: aromatico forte, senza inflessione di muffa o sapori estranei;
contenuto di umidità max: 5,5%;
varietà lunga.
Rintracciabilità: per consentire l'attività di controllo e vigilanza agli
Organismi certificatori, il prodotto D.O.P. sarà quello dei produttori operanti
nel territorio di cui all'Art. 3 e che dovranno risultare iscritti in un
apposito elenco.
Art. 7 - (Controlli e vigilanza)
I controlli e la vigilanza saranno garantiti da Organismi rispondenti all'art.
10 Reg. 2081/92.
Art. 8 - (Confezionamento ed etichettatura)
Il prodotto, in guscio, sgusciato o pelato, va immesso al consumo in imballaggi
nuovi di diversa tipologia conformi alla normativa vigente, in cartone o
plastica, entro due anni dalla raccolta.
Il ''Pistacchio Verde di Bronte" può essere immesso al consumo solo con il logo
della DENOMINAZIONE D'ORIGINE PROTETTA figurante su ogni confezione commerciale
prima definita e confezionata nel rispetto delle norme generali e metrologiche
del commercio stesso.
Sulle confezioni deve figurare, in caratteri chiari, indelebili e nettamente
distinguibili da ogni altra scritta, la denominazione "Pistacchio Verde di
Bronte".
Debbono inoltre comparire gli elementi atti ad individuare nome, ragione
sociale, indirizzo del confezionatore, nonché l'eventuale nome delle aziende da
cui provengono i frutti, il peso lordo all'origine e l'anno di produzione.




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